“Dare un nome a una specifica forma di violenza la consente di riconoscerla, prevenirla e contrastarla”. Così Giulia Licata Responsabile Regionale del Dipartimento Pari Opportunità Piemonte.
L’intervento
Il Dipartimento Regionale Pari Opportunità Piemonte esprime preoccupazione per le dichiarazioni del Generale Roberto Vannacci sul femminicidio, ritenendo che la sua riduzione a un generico omicidio rappresenti un arretramento culturale e un indebolimento degli strumenti di tutela delle donne.
“Il femminicidio non attribuisce un diverso valore alla vita delle donne, ma indica una forma di violenza che si verifica quando le donne vengono uccise in quanto tali, in contesti di controllo, possesso o rifiuto della loro autonomia.
Negarne la specificità significa indebolire la capacità di comprenderlo e contrastarlo. Dare un nome è un passaggio necessario per intervenire in modo efficace.
Negli ultimi anni il Paese ha fatto passi avanti grazie all’impegno di istituzioni, forze dell’ordine, magistratura e associazioni. Un percorso che va rafforzato, non ridimensionato.
Riteniamo che la proposta avanzata sia regressiva e rischi di indebolire il lavoro culturale e normativo in materia di prevenzione e tutela delle donne.
Svuotare di significato il termine femminicidio non elimina il problema, ma rallenta un processo di crescita culturale che deve restare condiviso”.