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La testimonianza di un’aronese che vive a Riyadh: “Droni intercettati, siamo prudenti ma non c’è una vera emergenza”

Silvia Guenzi vive e lavora da 4 anni nella capitale dell'Arabia Saudita

La testimonianza di un’aronese che vive a Riyadh: “Droni intercettati, siamo prudenti ma non c’è una vera emergenza”

“La sensazione è più di attenzione e prudenza che di vera emergenza”. Mentre i bombardamenti infiammano il Medio Oriente e tengono il mondo con il fiato sospeso, c’è una giovane donna aronese che quella tensione la vive ogni giorno, affacciata su un orizzonte carico di incertezza.
Silvia Guenzi, 42 anni, cresciuta sul Lago Maggiore, abita a Riyadh da 4 anni, a poca distanza da uno scenario che negli ultimi giorni è diventato teatro di allarmi, sirene e timori per possibili escalation. La sua nuova “casa” è oggi un luogo che guarda con apprensione a un conflitto capace di cambiare gli equilibri di un’intera regione.

La testimonianza

“Lavoro nel mondo dei grandi eventi e delle cerimonie internazionali e oggi sono General Manager per l’Arabia Saudita di Balich Wonder Studio, una società italiana che progetta e produce grandi eventi e spettacoli – racconta – Qui coordino il team e tutte le attività della società nel Paese, seguendo lo sviluppo dei progetti e le relazioni con partner e istituzioni locali. Il nostro ufficio a Riyadh oggi conta più di 50 persone, e più della metà sono stranieri: lavoriamo con colleghi che arrivano davvero da tutto il mondo, quindi è un ambiente molto internazionale”.

“Per quanto riguarda la situazione legata alle tensioni con l’Iran, ovviamente qui la si segue con attenzione perché siamo comunque in una regione dove gli equilibri geopolitici sono sempre molto delicati. Negli ultimi giorni anche su Riyadh ci sono state intercettazioni di droni da parte delle difese saudite e si è visto un rafforzamento delle misure di sicurezza attorno ad alcune infrastrutture. Detto questo, in città non si respira panico. La vita continua abbastanza normalmente. La sensazione è più di attenzione e prudenza che di vera emergenza”.

Silvia è in contatto con l’ambasciata italiana: “Noi expat siamo in contatto con le nostre ambasciate che stanno aggiornando i residenti e monitorando la situazione. L’indicazione che è stata data dall’ambasciata italiana ad esempio è semplicemente di evitare spostamenti non necessari e restare a casa quando possibile e di registrarsi sui portali ufficiali e mantenere contatto stretto con loro.

L’impatto più concreto in questi giorni è stato soprattutto sui voli nella regione. Diversi spazi aerei sono stati chiusi o limitati e questo ha creato parecchi disagi. Ho diversi colleghi e partner bloccati tra Emirati e Doha, perché i voli sono stati cancellati e anche da Riyadh non è facilissimo in questo momento prendere e partire. Anche noi come azienda, per prudenza, stiamo facendo rientrare temporaneamente alcune persone nei loro Paesi sempre monitorando ogni giorno la situazione voli.

Per chi vive all’estero da tanto tempo, come me, in questi momenti la cosa che pesa di più è pensare alle persone a casa che si preoccupano. Allo stesso tempo qui hai costruito la tua vita quotidiana, la casa, gli amici, il lavoro e perfino il tuo animale domestico e non è sempre così semplice prendere e partire all’improvviso, anche perché in questo momento muoversi non è nemmeno così facile con i voli che cambiano continuamente. Una cosa bella però è che qui siamo in tanti nella stessa situazione. Molti dei miei colleghi vengono da altri Paesi e vivono lontano da casa proprio come me. Questo fa sì che si crei facilmente una sorta di piccola famiglia, dove ci si supporta, ci si tiene aggiornati e ci si aiuta a vicenda.

Dal punto di vista del lavoro c’è ovviamente anche un po’ di attenzione per gli eventi dei prossimi mesi. Il tema non è solo logistico, con artisti, tecnici e team che devono spostarsi continuamente tra i Paesi del Golfo e non solo, ma anche legato alla presenza di guest internazionali. C’è anche un tema di percezione: l’Arabia Saudita negli ultimi anni ha investito moltissimo per aprirsi al mondo e attrarre grandi eventi e talenti internazionali, quindi ogni fase di tensione nella regione inevitabilmente genera domande e richieste di rassicurazione da parte di chi deve viaggiare qui per lavoro o per partecipare a qualsivoglia manifestazione.

Personalmente spero davvero che la situazione possa raffreddarsi rapidamente. Qui lavorano e vivono persone di tante nazionalità diverse e tutti hanno lo stesso desiderio: che la regione rimanga stabile e che si possa continuare a costruire ponti e collaborazioni, anche attraverso la cultura e gli eventi“.