Dibattito

Ibis sacri, la Provincia punta sul dialogo: esperti, ambientalisti e agricoltori a confronto

In commissione l'ipotesi di un progetto sperimentale condiviso per affrontare il problema. Critiche alla gestione dell'emergenza e richiesta di un approccio più scientifico

Ibis sacri, la Provincia punta sul dialogo: esperti, ambientalisti e agricoltori a confronto

Dopo le polemiche delle scorse settimane, la Provincia di Novara prova a cambiare approccio sulla questione degli ibis sacri, aprendo il confronto con esperti, associazioni ambientaliste e organizzazioni agricole per individuare una strategia condivisa.

Ibis sacri, la Provincia punta sul dialogo

Il tema è stato al centro della commissione convocata a Palazzo Natta su richiesta della capogruppo di opposizione Sara Paladini e accolta dal consigliere delegato alla Polizia provinciale, caccia e pesca Giuseppe Maio.

Pur ribadendo le critiche alla gestione dell’emergenza, Paladini ha proposto di guardare avanti: «La Provincia avvii un progetto sperimentale sugli Ibis, avvalendosi di professionisti del settore, ascoltando le voci di tutti compreso il mondo dell’associazionismo, e soprattutto coinvolgendo tutti i comuni del territorio». La consigliera ha inoltre puntato il dito contro il Comune di Novara, sostenendo che «ha sbagliato tutto», dalla fase di dissuasione alla gestione dell’igiene e della pulizia.

Tra gli interventi più attesi quello di Roberta Castiglioni, etologa e zoologa considerata tra le massime esperte italiane della specie. Secondo la studiosa, il piano di gestione predisposto da Ispra «andrebbe rivisto» perché si basa su un presupposto «non dimostrato», ovvero che l’ibis sacro rappresenti una specie invasiva capace di mettere a rischio la biodiversità. Castiglioni ha inoltre ricordato il fallimento dei piani di eradicazione sperimentati in Francia, invitando a non ripetere gli stessi errori.

Alla commissione hanno preso parte anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e animaliste, che hanno criticato le modalità dell’intervento effettuato nei mesi scorsi all’Allea e al Parco dei Bambini. Maria Luisa Tornotti (Albero Amico) ha auspicato «che finisca l’era dei piani di contenimento e cominci quello dello studio e della conoscenza scientifica», mentre Ylenia Verduzzo (UTI per tutti) ha parlato di «errori, imperizia e negligenza», chiedendo che la Provincia coinvolga esperti qualificati nella definizione delle future strategie.

Sul fronte opposto, le organizzazioni agricole hanno ribadito la necessità di intervenire per limitare i danni provocati dagli ibis alle coltivazioni, in particolare alle risaie, sollecitando «un piano serio che riporti equilibrio».

A chiudere il confronto è stato il consigliere delegato Giuseppe Maio, che ha confermato la volontà della Provincia di proseguire nel coinvolgimento di studiosi, associazioni e Comuni, anche attraverso percorsi di formazione, per arrivare a una gestione della specie il più possibile condivisa e fondata su basi scientifiche.