Il caro energia continua a pesare sulle imprese del Piemonte, soprattutto sulle oltre 115mila piccole e medie imprese, che si trovano a competere in condizioni sempre più difficili con le aziende europee.
Confartigianato Piemonte su Caro bolletta
Queste ultime, infatti, negli scorsi 12 mesi hanno sostenuto 262 milioni di euro di costi aggiuntivi per la corrente elettrica rispetto alla media dell’Unione europea.
A rendere ancora più pesante il divario è stato il carico fiscale in bolletta, che è risultato essere del 47,4% superiore alla media UE. Un differenziale che incide direttamente sui costi di produzione e rischia di indebolire la competitività delle imprese isolane sui mercati continentali.
Tale extra costo è andato a incidere per lo 0,16% sul PIL regionale. A livello territoriale piemontese, la provincia che ha pagato di più è quella di Torino con 89milioni di extracosti, seguita da Cuneo con 62, Novara 29, Alessandria 26, Asti, Biella, il Verbano con 15 e Vercelli con 11.
E’ questo ciò che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, su dati Eurostat, Arera e Terna, presentato , lunedì 21 settembre 2026, a Chia (Domus De Maria – Cagliari- Sardegna) durante l’apertura dei lavori della 22° edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata da Confartigianato Imprese Sostenibili in collaborazione con i Consorzi energia Caem, CEnPI, Multienergia.
Il conto totale per le imprese italiane è stato di 3,7 miliardi di euro di extracosti.
Secondo il rapporto di Confartigianato, la bolletta elettrica delle piccole imprese italiane è oggi tra le più costose d’Europa: 25,99 centesimi di euro/kWh, un prezzo che supera del 17,9% la media UE (22,04 centesimi/kWh) e che colloca l’Italia al terzo posto nell’Unione europea, dietro Irlanda (28,33 centesimi) e Germania (26,06 centesimi).
A gonfiare il costo dell’elettricità dei piccoli imprenditori italiani contribuisce il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta (accise e oneri generali): è superiore del 47,4% rispetto alla media UE, con un carico pari a 5,44 centesimi/kWh, il terzo più alto in Europa dopo Polonia (7,41 centesimi) e Cipro (7,32 centesimi).
Il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: le grandi imprese energivore italiane registrano, infatti, un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre le imprese con i consumi minori, inferiori a 20 MWh, subiscono il divario più elevato, pari addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE. Quindi, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto all’Europa.
Confartigianato ha stilato la classifica delle regioni e province con il maggiore extracosto “elettrico” pagato dalle piccole imprese rispetto alla media europea. In testa alla graduatoria regionale si posiziona la Lombardia con 700 milioni di euro, seguita da Veneto (376 milioni), Emilia-Romagna (338 milioni), Puglia (280 milioni), Toscana (265 milioni), Piemonte (262 milioni), Campania (247 milioni) e Sicilia (239 milioni).
A livello provinciale, il maggiore divario della bolletta elettrica delle piccole imprese rispetto all’Europa si registra a Brescia (135 milioni), Milano (123 milioni), Napoli (108 milioni), Taranto (100 milioni), Bergamo (97 milioni), Torino (89 milioni), Verona (82 milioni), Treviso (66 milioni), Vicenza (66 milioni), Padova (66 milioni), Udine (66 milioni) e Varese (66 milioni)
“Il dato sull’extra-costo che pesa sulle imprese del Piemonte – sottolinea Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – è inaccettabile per un sistema produttivo che vive di manifattura diffusa e di piccola dimensione. Se un’azienda piemontese paga 262 milioni di maggiori costi rispetto alla media europea, significa che partiamo svantaggiati rispetto ai nostri concorrenti diretti.”
“Non chiediamo sconti o trattamenti di favore – continua Felici – ma un quadro normativo che metta tutte le imprese sullo stesso piano, indipendentemente dalla dimensione. L’energia deve essere un fattore di crescita, non un ostacolo. Per questo chiediamo con forza regole più eque e investimenti che garantiscano stabilità e sostenibilità ai nostri territori”.
“L’analisi sui costi dell’energia elettrica delle realtà piemontesi e sul gap nei confronti delle altre imprese europee-conclude Felici – mostra, dunque, l’urgenza di interventi di politica energetica su più fronti: diversificazione delle fonti di approvvigionamento e sostegno convinto delle rinnovabili. Sempre più, sarà necessario coniugare lo sviluppo economico con il risparmio energetico “mettendo a terra” un sistema efficiente di iniziative che realmente e tangibilmente favorisca l’autoproduzione e l’autoconsumo e l’efficienza energetica degli impianti produttivi”.