Agricoltura

Vigneti devastati e mais inutilizzabile nelle stalle: gli agricoltori raccontano i danni della grandine

Da Fara Novarese a Sizzano, le testimonianze raccolte durante il sopralluogo della Provincia raccontano cosa resta nei vigneti e nei campi di mais

Vigneti devastati e mais inutilizzabile nelle stalle: gli agricoltori raccontano i danni della grandine

«Non c’è più nulla, non c’è una foglia. Tutta l’uva che c’è non maturerà». Sono le parole degli agricoltori a restituire la dimensione concreta dei danni lasciati dalla violenta ondata di maltempo che ha colpito in particolare l’area delle colline novaresi.

Vigneti devastati e mais inutilizzabile nelle stalle: gli agricoltori raccontano

Le testimonianze arrivano nell’ambito del sopralluogo effettuato dal presidente dalla Provincia di Novara Marco Caccia dopo l’ondata di maltempo e che ha permesso di incontrare direttamente gli agricoltori, mentre prosegue, in raccordo con i Comuni e gli altri livelli istituzionali, la raccolta delle segnalazioni per definire il quadro complessivo dei danni.

Sono proprio le testimonianze di chi lavora nei vigneti e nei campi a permettere di capire che cosa significhi, in termini produttivi, quanto accaduto. Non soltanto raccolti ridotti o compromessi nell’immediato: in alcuni casi le conseguenze potrebbero estendersi alla prossima annata e, per il mais destinato all’alimentazione animale, arrivare fino agli allevamenti.

A Fara Novarese: «Parete fogliare scomparsa»

A Fara Novarese basta guardare le viti per rendersi conto della situazione. «Come si può vedere, la parete fogliare è scomparsa», spiega un agricoltore mostrando il vigneto colpito.

La conseguenza riguarda direttamente l’uva rimasta sulle piante: «La maturazione dell’uva e l’annata sono compromesse, sicuramente ci saranno conseguenze anche il prossimo anno». Per la vendemmia ormai alle porte la previsione è dunque quella di una produzione sensibilmente inferiore rispetto alle aspettative.

Sizzano, vigneti senza foglie e grappoli colpiti

Ancora più netta la testimonianza che arriva da Sizzano: «Come potete vedere non c’è più nulla, non c’è una foglia. Tutta l’uva che c’è non maturerà».

Qui il problema si somma a quelli che i viticoltori avevano già dovuto affrontare nelle settimane precedenti. «La Popillia aveva già fatto i suoi danni, poi la grandinata ha fatto il resto», racconta l’agricoltore, mostrando da vicino uno dei grappoli: «Come si può vedere, il grappolo è tumefatto».

Il danno non viene circoscritto alla produzione di quest’anno. Le lesioni provocate dalla grandine alle piante potrebbero infatti ripercuotersi anche sul successivo ciclo produttivo, facendo sentire gli effetti dell’evento del 2026 anche sulla vendemmia del prossimo anno.

Mais, il problema non è soltanto quanto si raccoglierà

Nei campi di mais emerge un’altra conseguenza, meno immediatamente visibile ma particolarmente importante per le aziende che lavorano con gli allevamenti.

Il danno, spiegano gli agricoltori, non consiste soltanto nella perdita di peso della pianta. Le fessurazioni provocate dalla grandine possono favorire lo sviluppo di funghi e muffe e, di conseguenza, la formazione di tossine.

«Le tossine vanno poi nel trinciato (alimento per il bestiame, soprattutto bovini, ottenuto trinciando l’intera pianta di mais: ndr), potenzialmente al bovino, e quindi comportano un danno ancora superiore perché avranno un riscontro negativo sulla salute dell’animale», viene spiegato direttamente nel campo.

Il risultato è un problema non solo quantitativo, ma anche qualitativo: il prodotto rimasto può non essere più adatto alla produzione zootecnica. «Nella maggior parte dei casi un prodotto così viene svenduto ai biogas e bisogna andare a prendere un prodotto valido per non avere problemi in stalla».

Per le aziende significa quindi subire un doppio danno: perdere valore sul mais coltivato e contemporaneamente dover acquistare prodotto idoneo per alimentare gli animali.