La Federazione regionale degli Ordini dei Medici contro la proroga dell’esercizio di professione in deroga

"La deroga all’iscrizione agli Ordini professionali costituisce un fatto grave"

La Federazione regionale degli Ordini dei Medici contro la proroga dell’esercizio di professione in deroga

Consente lo svolgimento delle professioni sanitarie da parte di operatori con qualifiche conseguite all’estero ma non necessariamente riconosciute in Italia.

Comunicato

La Federazione regionale dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri manifesta, per bocca del suo presidente Federico D’Andrea, la propria preoccupazione «per la proroga fino al 2029 dell’esercizio professionale in deroga decisa con la Legge di Bilancio».
L’esercizio della professione in deroga consente lo svolgimento delle professioni sanitarie da parte di operatori con qualifiche conseguite all’estero ma non necessariamente riconosciute in Italia e senza che vi possa essere notifica agli Ordini professionali. In sostanza, medici sconosciuti a chi ha il compito di verificarne la professionalità. L’obiettivo era ed è quello di fronteggiare carenze di personale in specifici ambiti, ma riguarda anche settori, come quello odontoiatrico, in cui tali carenze non sono presenti.

«Come hanno sostenuto sia la Federazione nazionale dei medici sia la Federazione delle professioni infermieristiche in una loro nota di critica – aggiunge il dott. D’Andrea – la proroga non solo disattende impegni presi pubblicamente di limitare solo per un altro anno l’esercizio della professione in deroga ma va contro gli interessi della collettività per la garanzia della propria salute».
Infatti, l’assistenza di qualità non si assicura attraverso deroghe al riconoscimento dei titoli dei professionisti sanitari esteri ed extracomunitari ma attraverso un’attenta verifica dei loro percorsi formativi al fine di garantire ai pazienti prestazioni di qualità.

«Anche la deroga all’iscrizione agli Ordini professionali – conclude il presidente della Federazione regionale – costituisce un fatto grave, proprio perché agli Ordini è demandata la verifica del rispetto dei principi deontologici e dell’adempimento degli obblighi di formazione continua e un controllo rigoroso dal punto di vista delle competenze».
Nel richiedere che il Parlamento riveda la scelta, la Federazione regionale (così come quella nazionale e la Federazione delle professioni infermieristiche) chiede anche un intervento strutturale che affronti la tematica della carenza delle professioni sanitarie «perché la priorità delle istituzioni e degli operatori deve essere il cittadino e i suoi bisogni di salute».