«Chiudo l’annata 2025 con circa 50mila euro di danni. I risarcimenti? Forse fra 3 anni». «E’ capitato di trovare vigneti completamente distrutti senza nemmeno un grappolo d’uva». Sono frasi colme di rabbia, concetti che pesano come macigni, prese d’atto che pongono domande scottanti alle istituzioni. A parlare sono Cristian Cecchetto, il quale a Gattico-Veruno è titolare di un’azienda agricola che coltiva mais, orzo, frumento, erba medica e prati stabili e il collega Alessio Grossini, che gestisce l’azienda di famiglia a Suno, coltivando vite e in misura minore seminativi e prati. Cambiano le tipologie di lavoro, ma gli obiettivi e soprattutto le problematiche rimangono molto simili.
Lo sfogo
A loro, come racconta il collega Alessio Bacchetta nelle pagine del Corriere di Novara in edicola, sono accomunati molti lavoratori il cui impegno, fatto di numerose ore di fatica e sacrifici quotidiani, consente alle famiglie di avere il cibo in tavola. Alla stanchezza fisica, cui si aggiunge la pressione fiscale elevatissima che vige in Italia, si affianca negli ultimi anni un fenomeno che preoccupa molto. L’esplosione della fauna selvatica – cinghiali e non solo – causa danni ormai incalcolabili ai terreni, vanificando la programmazione degli agricoltori. La situazione, presa in esame dalla politica con il passaggio delle giunte sia a livello provinciale che regionale, è sprofondata ancor più verso il basso nel 2025.
La tensione e il nervosismo connotano un “affare” che vede ai lati del tavolo di lavoro una serie di soggetti: Provincia di Novara e Regione Piemonte, Atc (Ambito territoriale caccia) di Novara, associazioni venatorie, riserve di caccia e, come ultimo anello della catena, gli agricoltori. Le istituzioni negli ultimi anni hanno provato ad arginare il dilagare della fauna tramite il selecontrollo, ovvero l’abbattimento selezionato di capi per contenere le specie. Il che ha prodotto risultati tangibili, ma a quanto pare non sufficienti per placare l’ira di chi si sporca davvero le mani con la terra.
Le Amministrazioni comunali, in alcuni casi volenterose, non hanno alcun potere decisionale. «Nel 2025 ho danni mai visti prima – sottolinea Cecchetto – 50mila euro rappresentano il mio utile, quindi ho lavorato per quasi un anno gratis. Lavoro in una zona divisa in due parti: quella libera di caccia è dell’Atc Novara, l’altra appartiene a un’Azienda faunistica venatoria, ho accettato entrambe le perizie per i risarcimenti. L’Atc dev’essere a sua volta risarcita dalla Regione, nell’altro caso devo ottenere i soldi dall’Azienda faunistica in modo diretto. Fra tre anni mi verrà liquidato quanto perdo ora, ma non so nemmeno se arriverà tutto. Spesso il danno è maggiore della perizia, che lo sottostima.
E nel 2025 si sono inventati una nuova beffa: è nata una forma di risarcimento parametrata sulla superficie della proprietà e non sul danno effettivo. Tutti lavoriamo per un ritorno economico, ma a un certo livello di stress passa la voglia. Il prossimo anno non so cosa piantare, le spese rimangono alte. Qualcuno ha recintato i terreni, ma occorre poi pagare qualcuno che controlli che quel sistema funzioni. Inoltre pensiamo all’impatto ambientale che farebbe insorgere le persone che amano camminare, perché verrebbero a mancare vaste aree dove è possibile passeggiare in libertà».
Chi invece ha appoggiato la scelta delle recinzioni è proprio Grossini, la cui famiglia negli appezzamenti adibiti a coltivazione vitivinicola era stufa dei continui danni portati dai daini. «Premetto che questo ha portato a dei miglioramenti, ma il problema rimane grave alla radice – afferma – questi animali mangiano i germogli, la vegetazione e l’uva, quando questa fa in tempo a nascere. Noi abbiamo recintato con rete elettrosaldata, notando che con la semplice rete elettrificata non si arriva a buoni risultati. Un nostro vicino l’ha messa per poi trovarsela distrutta dalla fauna. Inoltre la rete va tenuta pulita dall’erba. L’intervento fatto da noi va bene perché i daini, pur cercando di sfondarla, sono stati accolti da una barriera molto solida. La recinzione comunque obbliga a una manutenzione costante e va lasciata tutto l’anno. Il problema è il costo iniziale, non certo un intervento a buon mercato, e non possiamo chiudere troppo perché dobbiamo entrare nei campi coi trattori. Ha dunque senso per appezzamenti grossi, per quelli più piccoli meno. A Suno ci sono molti terreni di piccole dimensioni che confinano, quindi è bene mettersi insieme fra proprietari per raggiungere l’obiettivo comune. Recinzioni private molto vicine e fitte creano un “muro collettivo” molto utile. Per le altre coltivazioni a prato invece, dove non abbiamo previsto recinzioni, gli scavi dei cinghiali sono un problema ancora molto grave».