I paesaggi e le architetture fotografati dall’architetto Marco Introini sono stati al centro del secondo incontro di “VEDERE < FARE – Fotografia e Architettura a dialogo”, il progetto organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori delle province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola e coordinato dalla Commissione Cultura di Novara.
Fotografia e architettura, Introini protagonista a Novara
L’appuntamento si è svolto nel pomeriggio di mercoledì 24 settembre nella sede dell’Ordine.
Dopo i saluti del presidente dell’Ordine, Matteo Gambaro, la referente della Commissione Cultura di Novara, Romina Emili, ha presentato al pubblico anche le 45 fotografie realizzate dagli architetti del territorio nell’ambito della open call gratuita “SCATTA IL TUO LUOGO con un potenziale!”, lanciata lo scorso luglio tra gli iscritti all’Ordine.
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«Questa iniziativa ci ha consentito di raccogliere tra i colleghi immagini raffiguranti architetture e luoghi del territorio del Novarese e del Vco che racchiudono un potenziale significativo tale da suggerire o auspicare interventi futuri», ha spiegato Emili. Gli scatti, ha aggiunto, rappresentano una forma di «poetica dello sguardo», inteso come «occhio, consapevolezza, responsabilità».
I lavori saranno prossimamente oggetto di confronto con i tre fotografi professionisti coinvolti nel progetto “VEDERE < FARE”, anche nell’ambito delle prossime iniziative della Biennale dell’Architettura NovaraVerbania.
A introdurre l’incontro dedicato a Introini è stata la collega Monica Mariniello, sua amica di gioventù e concittadina gallaratese, che ha ricordato anche la figura del padre di Marco, Vittorio Introini, sottolineando come nel suo lavoro «studio e disegno andassero di pari passo insieme con la meticolosità archivistica e una grande disciplina nell’imparare a “vedere le cose”».
Classe 1968 e laureato in Architettura al Politecnico di Milano, Marco Introini è fotografo documentarista specializzato in paesaggio e architettura. La sua ricerca si concentra sul territorio, sulla città e sulle trasformazioni dello spazio costruito, attraverso un metodo che mette in relazione mappe, disegni e strumenti iconografici con la fotografia.
Nel corso dell’incontro ha raccontato il proprio approccio alla fotografia, partendo dal ruolo del disegno. «Il disegno – ha spiegato – educa l’occhio a vedere non soltanto che cosa c’è, ma come una cosa è rispetto alle altre».
Per Introini, infatti, nella fotografia di architettura non conta soltanto l’edificio, ma soprattutto il sistema di relazioni nel quale è inserito. «Quando si parla di fotografia di Architettura, non ci interessa tanto l’oggetto quanto la relazione tra le cose: la fotografia ne è quindi il racconto», ha sottolineato.
Un concetto che si estende anche al paesaggio, che secondo l’architetto non può essere considerato qualcosa di immobile. «La fotografia che riguarda questo soggetto non è una fotografia immobile, perché la natura cresce, si modifica, conserva tracce di ciò che è successo», ha spiegato, aggiungendo che i cambiamenti provocati dagli eventi naturali non devono essere necessariamente classificati come «disastro», ma come «disturbo», cioè come una perturbazione che entra nella storia di un luogo e lo modifica.
Tra i progetti presentati anche “Milano attraverso”, con numerosi scatti in bianco e nero realizzati all’alba. Introini ha spiegato come la fotografia non sia una semplice registrazione della realtà: «Se fotografo Milano sembra che io stia semplicemente registrando Milano, ma io sto registrando anche la Milano che sono capace di vedere».
«La fotografia non è dunque una copia della realtà. È una costruzione dello sguardo sulla realtà», ha concluso l’architetto, sottolineando il rapporto tra memoria, conoscenza e progettazione del futuro.
Il ciclo “VEDERE < FARE – Fotografia e Architettura a dialogo” si concluderà giovedì 1° ottobre alle 17, sempre nella sede dell’Ordine degli Architetti, con l’ultimo appuntamento affidato a Giovanni Hänninen.
