Entra nel vivo la seconda edizione del Pallone d’Oro del Corriere di Novara, il concorso che mette in luce i talenti del calcio dilettantistico di Novara e Vco, dando spazio alle storie dei giocatori e al ruolo sociale dello sport, soprattutto tra i più giovani.
Pallone d’Oro 2026: con Kevin Caporale inizia il nostro viaggio
Fino all’11 maggio, i lettori potranno votare i loro calciatori preferiti tramite i tagliandi pubblicati sulle edizioni del lunedì e del giovedì, con classifiche settimanali e punti bonus per aumentare le possibilità di vittoria.
Quest’anno, i giocatori sono suddivisi in cinque categorie: Eccellenza, Promozione e Prima categoria; Seconda categoria; Terza categoria; Giovanile Under 17-19; Giovanile Under 14-16. Il concorso si svolge con il patrocinio gratuito del Comitato regionale Piemonte Valle d’Aosta della Figc-Lnd, con il supporto dei delegati provinciali di Novara e Vco.
Kevin Caporale: tra esperienza e leadership
Tra i protagonisti della settimana spicca Kevin Caporale, classe 1998, veterano delle categorie Eccellenza e Promozione.
Quando pensi a un giocatore solido, duttile, reattivo, quadrato, carismatico nel calcio novarese non puoi non citare Kevin Caporale. Non ha ancora compiuto 28 anni, eppure è considerato un veterano di lungo corso. Del resto in questi due campionati ha superato abbondantemente le trecento presenze, di cui oltre duecento con la maglia dell’Oleggio, club che l’ha forgiato e lanciato nel calcio dei “grandi”. Da due stagioni or sono Caporale sgomita e lotta per il Briga. Nel 2024/2025 ha colto una preziosa salvezza, in questo 2025/2026 dovrà sudarsela fino all’ultimo.
«Nelle ultime settimane i segnali sono positivi, avremmo meritato qualche punto in più in classifica – sottolinea il classe 1998, uno dei candidati al concorso del Pallone d’oro del Corriere di Novara –. Purtroppo quando le cose non vanno per il meglio risulta sempre complicato essere produttivi e sciolti».
Nato come terzino durante gli anni del settore giovanile, è stato alzato in mediana da Giorgio Dossena, uno dei suoi mentori calcistici. «Boldini mi ha portato in prima squadra a Oleggio, Dossena mi ha messo a centrocampo e mi ha insegnato tanto – dice Caporale –. L’ho ritrovato a Briga e mi ha ulteriormente reinventato centrale di difesa. Nel mezzo ho anche trovato impiego come trequartista grazie a un’intuizione di Ferrero. Mi sento poco incontrista a differenza di un Mangolini, mi sento più bravo a inserirmi e a calciare dalla distanza, mi esprimo meglio nello spazio e nella corsa».
Oltre a saper vestire più abiti, Caporale è anche riconoscibile in campo e nello spogliatoio per la sua personalità, tanto da vestire da anni la fascia da capitano. «Più responsabilità mi danno, più mi sento a mio agio – racconta –. Da giovane hai molte meno responsabilità, poi più cresci più vieni coinvolto. A me piace poter aiutare gli altri, però ho a mia volta bisogno di supporto dai miei compagni».
Rispetto ai suoi trascorsi nel calcio novarese Caporale aggiunge: «Oleggio l’ho sempre percepita come casa mia, mi ha visto crescere e maturare. Ci sono stato per nove anni, ho vinto un bellissimo campionato di Promozione e probabilmente resta quella la gioia più bella della mia carriera. Devo ammettere che a Briga un paio di estati fa mi hanno accolto a braccia aperte e da quel momento non mi hanno mai fatto mancare nulla».
E alla domanda su possibili rammarichi per non essere mai approdato in serie D Caporale conclude: «Forse a 17-18 anni se fosse arrivata la chiamata, non avrei detto di no perché poteva essere un’opportunità. Quella chiamata è arrivata soltanto in seguito quando ormai avevo un bel posto di lavoro dove mi trovo bene ed è anche di fianco a casa. Oggi farei fatica ad accettare una serie D rinunciando a tutto quello che ho costruito nella mia vita extra calcio».