Consulenza societaria e patrimoniale

Holding di famiglia, strumento utile o costo inutile? Quando conviene davvero farla

Dalla tassazione agevolata sugli utili al passaggio generazionale: i professionisti spiegano vantaggi fiscali, requisiti e rischi di una struttura societaria sempre più diffusa.

Holding di famiglia, strumento utile o costo inutile? Quando conviene davvero farla

C’è una parola che negli ultimi anni si sente sempre più spesso tra gli imprenditori: holding. E come accade quando uno strumento va di moda, il rischio è utilizzarlo senza comprenderne davvero finalità e limiti. Costituire una holding di famiglia può essere una scelta strategica efficace poiché consente di organizzare le partecipazioni, reinvestire gli utili e pianificare il passaggio generazionale. Ma, se costruita senza un progetto preciso, può diventare inutile o costosa. Per fare chiarezza abbiamo parlato con i professionisti dello Studio Sala Noro e Associati, specializzato in consulenza fiscale, societaria e patrimoniale.

Cosa si intende esattamente per holding di famiglia e perché se ne parla così tanto?

“Una holding è una società che detiene partecipazioni in altre società. Nelle holding familiari l’imprenditore conferisce alla capogruppo le quote della propria azienda operativa. Uno dei vantaggi è fiscale: i dividendi distribuiti da una società alla holding concorrono ordinariamente al reddito imponibile IRES solo per il 5% del loro ammontare. Con l’aliquota IRES del 24%, l’imposizione effettiva è quindi pari all’1,20%, rispetto al 26% che si applica, in via ordinaria, ai dividendi percepiti direttamente dalla persona fisica. Il vantaggio è maggiore quando gli utili vengono reinvestiti”.

Esiste una norma specifica che favorisce la costituzione di queste strutture?

“Sì, uno degli strumenti principali è l’articolo 177 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che disciplina il cosiddetto “realizzo controllato”. In presenza dei requisiti previsti, il conferimento delle partecipazioni nella holding può avvenire senza far emergere immediatamente una plusvalenza imponibile. Non è però una neutralità automatica, ma occorre verificare la partecipazione conferita, l’assetto societario e i valori attribuiti all’operazione”.

La holding è adatta a tutti gli imprenditori?

“Non esiste una soglia minima valida per tutti. La convenienza va valutata caso per caso. In generale, la holding ha maggiore utilità quando l’impresa produce utili significativi da reinvestire, oppure quando esistono più partecipazioni o esigenze di passaggio generazionale. I costi di mantenimento devono essere confrontati con i vantaggi effettivi”.

Oltre al risparmio fiscale sui dividendi, ci sono altri vantaggi?

“Certamente. La holding consente di separare la gestione delle partecipazioni dall’attività operativa, concentrare gli investimenti familiari e rendere più ordinato il passaggio generazionale. Può inoltre facilitare l’ingresso di nuovi soci o investitori e una futura cessione dell’azienda. Non è però uno “scudo” assoluto: la protezione patrimoniale dipende da come la struttura viene costruita e gestita”.

Ci sono rischi o controindicazioni da tenere presenti?

“Il rischio principale è costituire una holding senza un obiettivo preciso. Una società in più comporta costi di gestione, adempimenti contabili e fiscali e maggiore complessità. Prima di procedere occorre chiarire l’obiettivo: reinvestire gli utili, organizzare il gruppo, gestire il patrimonio o pianificare la successione. Solo così si può stabilire se la holding rappresenta realmente un vantaggio”.