Novità per la comunità di Castelletto Ticino: concluso nei giorni scorsi l’intervento di risanamento del murale della Liberazione che si trova all’ingresso dell’atrio del palazzo comunale.
Una nuova vita per il murale
Un vero e proprio simbolo della Resistenza e della lotta di Liberazione è tornato a nuova vita. Il sindaco Massimo Stilo ha colto l’occasione della cerimonia civile del 25 aprile per presentare ufficialmente i lavori di risanamento del gigantesco murale che decora l’atrio d’ingresso del municipio. Un’opera estremamente espressiva, capace di trasmettere con la forza delle sue immagini il desiderio di libertà dei castellettesi che erano appena usciti dal Ventennio e che avevano dovuto affrontare anni di oppressione e di conflitti a causa del fascismo.
Un’opera discussa e caratteristica
Era il 5 marzo del 1979 quando il sindaco di allora, non a caso il famoso comandante partigiano Capitano Bruno, Albino Calletti, commissionò l’opera all’autore, l’artista Gilberto Carpo di Omegna. Fino a quel momento, per circa dieci anni dalla data di costruzione del municipio, quella parete dell’edificio era rimasta spoglia. L’opera, concepita dal Comune come “Un ricordo di tutti i caduti partigiani alla lotta di Liberazione e in particolare dei martiri del porto”, costò all’epoca 3 milioni e 826mila lire. Insieme all’artista lavorò per la sua realizzazione anche il muratore Antonio Rettore.
L’opera è particolarmente macabra e cupa, perché fu concepita per rappresentare la liberazione da una dittatura che aveva stravolto la vita di tutti. Sul gigantesco pannello che ospita l’opera compaiono teschi, lame acuminate, catene e le sbarre delle prigioni. Tanto che, soprattutto in passato, la presenza del dipinto in municipio ha provocato qualche polemica e qualche richiesta di pensare a una soluzione alternativa per decorare l’ingresso del municipio.
L’intervento di risanamento
Ora invece l’Amministrazione ha deciso di tutelare e di valorizzare il murale, finanziando un importante intervento di risanamento che ha previsto diversi passaggi: l’ammorbidimento delle creste, il consolidamento, la pulizia e la ricostruzione del colore mancante. “Ringrazio la professionista che si è occupata del lavoro, Paola Pigozzo – dice il sindaco Massimo Stilo – il restauro di quest’opera è stato fortemente voluto dalla nostra Amministrazione per commemorare i fatti tragici e criminali avvenuti nel corso dell’occupazione nazifascista, come monito, perché la storia non si ripeta più”.