Il verdetto è stato letto oggi, martedì 4 febbraio. Una sentenza che, a più di cinquant’anni dai fatti, scrive una pagina importante in una delle vicende più nere della storia del nostro territorio.
Nella foto, dall’archivio del Corriere di Novara, il momento del recupero del corpo
Sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti: due ergastoli
La Corte d’Assise di Como nel primo pomeriggio di mercoledì 4 febbraio 2026 ha pronunciato la condanna all’ergastolo per Giuseppe Calabrò, 74 anni, originario di San Luca (Reggio Calabria), e per Demetrio Latella, 71 anni, conosciuto come “Luciano” e residente nel Novarese.
I due sono stati ritenuti responsabili del sequestro e dell’uccisione di Cristina Mazzotti, la giovane di 18 anni rapita a Eupilio, nel Comasco, la sera del 30 giugno 1975.
E’ invece stato assolto perché il fatto non sussiste Antonio Talia, 73 anni, originario di Africo, terzo imputato nel procedimento.
Una pagina nera per il territorio
La vicenda di Cristina Mazzotti resta una delle più drammatiche della cronaca italiana. La ragazza morì oltre un mese di prigionia, trascorso in una botola scavata accanto a un cascinale di Castelletto Ticino, uno spazio angusto in cui non poteva nemmeno stare in piedi. l’aria le veniva garantita solo attraverso un tubo di plastica.
A causarne la morte furono le massicce somministrazioni di farmaci, con tranquillanti alternati a sostanze eccitanti: i rapitori la tenevano in vita e la risvegliavano per costringerla a scrivere le lettere destinate alla famiglia.
Nonostante il riscatto fosse stato pagato, il suo corpo venne ritrovato senza vita il 1° settembre 1975 in una discarica di Galliate.
L’indagine era stata riaperta nel 2022 e un anno dopo Latella, Calabrò, Talia erano stati rinviati a giudizio. Con loro anche il boss della ‘Ndrangheta Giuseppe Morabito, deceduto nel novembre 2024.
Recentemente alla memoria di Cristina Mazzotti è stata intitolata una strada a Galliate.
