Diritti inclusione

Piano nazionale disabilità: al via la prima tappa territoriale a Genova

Sette linee di intervento e sessantasei azioni per integrare sanità, scuola e servizi sociali intorno al progetto di vita personalizzato

Piano nazionale disabilità: al via la prima tappa territoriale a Genova

Il percorso itinerante di informazione e diffusione del Piano di Azione Triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità ha preso ufficialmente il via oggi, lunedì 29 giugno 2026, nel capoluogo ligure. L’evento segna l’inizio di un viaggio che, dopo la Liguria, toccherà Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Emilia-Romagna, Sardegna, Campania, Puglia e Sicilia.

Il documento, già approvato e derivante dalla legge delega del 2021, è stato elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e presentato il 3 dicembre 2025. Conclusa la fase istituzionale, l’iniziativa entra ora nella fase di applicazione pratica nei territori.

L’obiettivo dell’integrazione tra i servizi pubblici

La sfida principale della riforma consiste nel far conoscere le nuove linee guida ai soggetti che dovranno applicarle quotidianamente: comuni, aziende sanitarie, servizi sociali, operatori e associazioni. Il testo stabilisce le modalità di coordinamento triennale tra sanità, assistenza, istruzione e mondo del lavoro, superando la frammentazione che ha storicamente costretto i nuclei familiari a frammentare i percorsi di cura e assistenza tra uffici e regolamenti differenti. Il Piano introduce sette linee di intervento e sessantasei azioni focalizzate su accessibilità, salute, occupazione, formazione e sicurezza inclusiva.

Il fulcro della riforma e il progetto di vita personalizzato

Il nucleo centrale della nuova strategia è rappresentato dal progetto di vita individuale, uno strumento volto a unificare le risposte istituzionali basandosi sulle scelte, sulle capacità e sulle aspirazioni del singolo cittadino. L’assessore regionale alla Sanità, Politiche sociosanitarie e Terzo Settore, Massimo Nicolò, ha evidenziato che “il Piano non è un documento destinato a restare sulla carta, ma uno strumento operativo per costruire una nuova visione della disabilità”. Secondo il componente della giunta, la misura integra i diversi settori in un percorso personalizzato e stabile.

Il ruolo dei Comuni e il finanziamento delle prestazioni

La gestione a livello locale richiede risorse strutturali e una rete di coordinamento efficiente. Cristina Lodi, assessora al Welfare del Comune di Genova, ha specificato che “sostenere un progetto di vita significa riconoscere che deve diventare un livello essenziale delle prestazioni, garantito con risorse stabili, affinché possa accompagnare la persona per tutta la vita”. L’amministratrice locale ha ricordato che la municipalità intende potenziare le équipe multidisciplinari esistenti per rendere operativo il nuovo modello per l’intera comunità.

Il coinvolgimento del Terzo Settore nella stesura del Piano

La stesura del Piano ha visto la partecipazione attiva di ministeri, regioni, enti pubblici e associazioni all’interno dell’Osservatorio Nazionale. L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) ha coordinato il gruppo di lavoro specifico sul progetto di vita. Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e direttore generale di AISM, ha sottolineato l’importanza del cambiamento:

“Essere protagonisti delle proprie scelte significa poter cambiare concretamente la realtà di vita delle persone. Per questo il percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale deve entrare a far parte del progetto di vita. Sanità e sociale non possono essere considerate due ambiti separati: devono dialogare e integrarsi per offrire risposte realmente centrate sulla persona”.

L’obiettivo finale è l’abbattimento delle barriere burocratiche e istituzionali che dividono le competenze dei vari enti.