Riportare al centro del dibattito politico il futuro della ex fornace Bottacchi, a Novara, e fermarne il progressivo degrado. È l’appello lanciato da un gruppo di cittadini guidato da Pier Alberto Preda, ex presidente del Consiglio circoscrizionale Sacro Cuore, che ha invitato tutti i capigruppo in Consiglio comunale a confrontarsi sul destino dell’area.
All’incontro di sabato 17 ottobre davanti alla recinzione che nasconde i resti della storica fornace, hanno partecipato Nicola Fonzo (Pd), Mario Iacopino (Movimento 5 Stelle) e Gianmaria Prestinicola (Forza Novara), consigliere comunale di maggioranza.
Oggi l’area è invasa dalla vegetazione, tra ruderi appena visibili e condizioni di abbandono che, secondo i promotori dell’iniziativa, richiedono un intervento urgente. «L’importante è che si faccia qualcosa, purché non sia l’ennesimo supermercato, prima che vada tutto in malora. Cominciando da una bella pulizia dell’area: l’ultimo vero intervento di “disboscamento” risale al 1995», afferma Preda.
Una storia di proposte rimaste inascoltate
Preda conosce da vicino la vicenda dell’ex fornace, avendo presieduto il quartiere Sacro Cuore dal 1994 al 2011. «Abbiamo provato in tutti i modi a sollecitare degli interventi di manutenzione, ristrutturazione o messa in sicurezza. Ma nessuna delle Amministrazioni comunali che si sono succedute ci ha mai messo mano».
Nel 1997 era stato costituito anche il Comitato cittadino “Ruderi Bottacchi”, che aveva raccolto oltre 1.800 firme per sensibilizzare il Comune. In un convegno era stata presentata una proposta di recupero: un centro polifunzionale con spazi di ritrovo, un bar, un’area esterna per attività sportive, ricreative e culturali, oltre al restauro conservativo dei resti della fornace per creare una sorta di museo dello sviluppo industriale novarese.
Il progetto non ha avuto seguito e, a quasi trent’anni di distanza, le condizioni dell’area sono ulteriormente peggiorate. La ex fornace è stata inserita nel piano delle alienazioni del Comune, con una valutazione di 1.197.000 euro, ma senza risultati significativi.
«Un pezzo di storia industriale della città»
A sottolineare il valore storico del sito è anche Paolo Cirri, studioso di storia locale e presidente di ExpoRisorgimento. «È davvero un peccato che questo luogo che racchiude due secoli di storia di Novara venga lasciato nel più completo abbandono. Rappresenta la memoria di un’attività industriale che è stata la più importante fino alla fine dell’800 e all’arrivo delle tessiture».
I consiglieri presenti si sono detti disponibili a sollevare la questione in Consiglio comunale. «Quello che possiamo fare è un’interrogazione per capire lo stato dell’arte», hanno spiegato Fonzo e Iacopino.
Fonzo ha inoltre osservato che, nonostante l’inserimento del bene nell’elenco delle alienazioni, non risulta alcuna manifestazione d’interesse. «Forse, a questo punto potrebbe avere un senso che resti nelle disponibilità del Comune. Per ora, la cosa più immediata che si può chiedere è la pulizia e la messa in sicurezza dell’area». Sulla necessità di intervenire ha concordato anche Prestinicola: «Possiamo sollecitare l’Amministrazione».