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Mercato del Lavoro: in Piemonte un colloquio su tre non si è concretizzato per mancanza di candidati

Giorgio Felici: "Occorre che le famiglie tornino ad educare i figli al lavoro come fondante della propria crescita e base della fiducia in sé stessi: saper fare è la chiave del benessere"

Mercato del Lavoro: in Piemonte un colloquio su tre non si è concretizzato per mancanza di candidati

Il Piemonte, nel 2025, registra il 32,4% come percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante la selezione. Il totale delle entrate previste è di 335.010 e il numero dei candidati mancanti è di 108.472.

I dati

A livello provinciale spicca Alessandria con il 37,1% (totale entrate previste 31.880 di cui 11.817 candidati mancanti) seguono: Verbano-Cusio-Ossola con il 35,4% (12.950 totale entrate previste; mancanti 4.588), Cuneo 35,0% (57.570 entrate previste; mancanti 20.144), Biella 34,3% (10.400 entrate previste; mancanti 3.566), Novara 34,1% (30.180 entrate previste; mancanti 10.299), Vercelli 33,1% (11.790 entrate previste; mancanti 3.903), Asti 32,0% (12.710 entrate previste, mancanti 4.071) e infine Torino con 29,9% (167.520 entrate previste, mancanti 50.080)

Giorgio Felici (Confartigianato Imprese Piemonte):

Il problema è culturale. Occorre che le famiglie tornino ad educare i figli al lavoro come fondante della propria crescita e base della fiducia in sé stessi: saper fare è la chiave del benessere.

 

Le imprese artigiane del Piemonte sono oggi chiamate ad affrontare molte difficoltà, alcune di queste sono legate al mercato del lavoro. Parliamo, non solo, di crisi generalizzata, aumenti dei costi di produzione, materie prime, energia elettrica e carburante, incertezze dei mercati nazionali e internazionali, difficoltà nel reperire credito e affrontare la burocrazia, ma a questi problemi si aggiunge la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato.

In Piemonte le imprese artigiane coinvolgono 210.549 lavoratori, una cifra pari al 14,6% dell’occupazione totale. Il comparto artigiano contribuisce in modo sostanziale all’economia regionale, generando il 9,6% del valore aggiunto del territorio e l’8,8% di quello complessivo dell’artigianato italiano.

Nonostante questi numeri, negli ultimi anni, l’artigianato e le micro e piccole imprese hanno registrato difficoltà più marcate rispetto ad altri comparti nel reperire personale qualificato: nel 2025, in Piemonte un colloquio su tre non si è concretizzato per mancanza di candidati.

A livello regionale il Piemonte, nel 2025, registra il 32,4% come percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante la selezione, posizionandosi al settimo posto della classifica. Infatti il totale delle entrate previste è di 335.010 e il numero dei candidati mancanti è di 108.472; (primo in classifica la Valle d’Aosta con il 39,5% dei casi), mentre la percentuale nazionale è del 30,2%.

A livello provinciale spicca Alessandria con il 37,1% (totale entrate previste 31.880 di cui 11.817 candidati mancanti) seguono: Verbano-Cusio-Ossola con il 35,4% (12.950 totale entrate previste; mancanti 4.588) Cuneo 35,0% (57.570 entrate previste; mancanti 20.144), Biella 34,3% (10.400 entrate previste; mancanti 3.566), Novara 34,1% (30.180 entrate previste; mancanti 10.299), Vercelli 33,1% (11.790 entrate previste; mancanti 3.903), Asti 32,0% (12.710 entrate previste, mancanti 4.071) e infine Torino con 29,9% (167.520 entrate previste, mancanti 50.080).

 

Alcuni settori sono stati maggiormente coinvolti: il 39% nel settore delle costruzioni, il 35,2% in quello del legno mobile e poco meno del 35% tra le aziende multiutility (acqua, energia, gas), servizi alla persona 31,5%, ecc..

Per quanto la questione demografica non sia da sottovalutare, il problema è prima di tutto culturale: occorre che le famiglie tornino ad educare i giovani al lavoro come fondante della propria crescita personale e della fiducia in se stessi, elemento su cui si basa anche la scelta di creare una famiglia.

Parcheggiarsi in qualche ateneo sperando che le cose migliorino e trovare conforto nelle relazioni fasulle offerte dal tramite digitale fa dei cittadini dei meri consumatori cui non è dato decidere del proprio futuro: bisogna lavorare per imparare a fare le cose e padroneggiare strumenti e materia.

“Il lavoro c’è, la difficoltà è trovare le figure, -continua Felici – Mancano soprattutto lavoratori negli ambienti tradizionali: edilizia, costruzioni, muratori, idraulici, serramentisti e mancano competenze legate alla digitalizzazione. Nelle scuole non si insegna più la cultura del lavoro da molti anni. Abbiamo bisogno di tecnici, di professionalità e di riqualificare i ragazzi implementando anche il rapporto tra imprenditori e istituti professionali.