Indagine

Il Lago Maggiore si scalda più della media: l’allarme di Legambiente

Il report "Laghi sotto pressione 2026" fotografa gli effetti della crisi climatica. Il Verbano è tra quelli più in sofferenza, mentre il Cusio viene citato per le buone pratiche

Il Lago Maggiore si scalda più della media: l’allarme di Legambiente

Il Lago Maggiore è tra i laghi italiani che stanno subendo con maggiore intensità gli effetti della crisi climatica, mentre il Lago d’Orta viene indicato come un esempio positivo di recupero ambientale e monitoraggio. È quanto emerge dal report “Laghi sotto pressione 2026”, presentato da Legambiente nell’ambito della campagna Goletta dei Laghi, che analizza lo stato di salute dei principali bacini lacustri italiani.

Il Lago Maggiore si scalda più della media

Secondo il dossier, il Lago Maggiore è uno dei dieci bacini presi in esame a livello nazionale e figura tra quelli del Nord Italia maggiormente sotto pressione, insieme ai laghi di Como e d’Iseo. Tra le principali criticità emergono il calo della disponibilità idrica, l’aumento delle temperature superficiali e le pressioni esercitate dalle attività umane.

Il dato che più preoccupa riguarda la temperatura dell’acqua. Durante la stagione calda del 2025 il Lago Maggiore ha registrato un’anomalia di +0,75°C rispetto alla media del periodo 1995-2020, il secondo valore più elevato tra tutti i laghi analizzati, inferiore soltanto a quello del Trasimeno (+0,79°C). Secondo Legambiente, anche incrementi apparentemente contenuti possono compromettere gli ecosistemi acquatici, riducendo l’ossigeno disponibile e alterando gli equilibri biologici delle specie animali e vegetali.

Il report evidenzia inoltre che, al 5 luglio, il Verbano aveva perso 43 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla fine di giugno, con un livello di riempimento pari al 40%, situazione legata anche al suo utilizzo come lago regolatore per scopi irrigui.

Tra gli elementi di attenzione viene segnalata anche la presenza dei PFAS, sostanze oggi inserite tra gli inquinanti da monitorare nelle acque superficiali e sotterranee secondo la normativa europea. Il Lago Maggiore rientra infatti tra i bacini interessati da queste attività di controllo.

Il Lago d’Orta esempio di recupero

Nel report trova spazio anche il Lago d’Orta, non tra i bacini considerati più critici ma come caso virtuoso di recupero ambientale. Legambiente ricorda come il Cusio sia stato, tra il 1927 e il 1990, uno dei laghi più acidificati al mondo a causa degli scarichi industriali contenenti rame e metalli pesanti.

Tra le iniziative più significative viene citata la nascita, nel 2022, dell’Osservatorio Cusio, che coordina un programma di monitoraggio continuo delle condizioni del lago. Le attività comprendono il controllo delle microplastiche, la pulizia dei fondali e il monitoraggio dei parametri chimico-fisici dell’acqua attraverso una boa limnologica. Un insieme di azioni che, secondo Legambiente, rappresenta una buona pratica da replicare anche in altri territori.

L’allarme di Legambiente

Nel dossier l’associazione ambientalista sottolinea come i laghi italiani siano sempre più esposti agli effetti combinati della crisi climatica, dell’inquinamento e della pressione antropica. Per questo chiede al Governo interventi strutturali che spaziano dal rafforzamento della depurazione alla gestione della risorsa idrica, fino all’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.