Cordoglio

I frequentatori del circolo di Gattico piangono la scomparsa di Carlo Caimi

Un volto molto conosciuto in centro paese quello di Carlo Caimi, soprannominato Lepe, il quale frequentava in modo assiduo il circolo di via Leonardi, in località Gattico.

I frequentatori del circolo di Gattico piangono la scomparsa di Carlo Caimi

Un volto molto conosciuto in centro paese quello di Carlo Caimi, soprannominato Lepe, il quale frequentava in modo assiduo il circolo di via Leonardi, in località Gattico.

Lì nel corso dei decenni aveva intessuto buoni rapporti con molti amici, che oggi lo piangono nella consapevolezza di aver perso un uomo mite e garbato. Si stringe nel commiato anche la famiglia, formata dalla moglie Anna con i figli Stefano e Monica, oltre ai nipoti Davide, Mattia, Valentina, Marta e Lorenzo. Nato il 31 luglio 1938 e mancato martedì 30 giugno, da anni aveva raggiunto il pensionamento dopo una lunga carriera professionale sempre nel settore dei tessuti. Dapprima svolse il ruolo di operaio nell’ex calzificio Dansilar in paese, poi andò a Borgomanero in una fabbrica con la stessa destinazione produttiva. Infine si mise in proprio, aprendo una maglieria sempre a Gattico.

«Amava il suo lavoro – sottolinea la moglie Anna – è sempre stato calmo ed equilibrato, era dedito alla professione e alla famiglia che ha servito sempre con generoso amore. Il circolo rappresentava molto più di un luogo dove andare a bere qualcosa, per lui era una vera famiglia. Usciva tutte le sere per condividere tempo e amicizia con molte persone che oggi sono rammaricate come noi di non averlo più. Siamo originari di Comignago, ma abbiamo scelto Gattico per costruire la famiglia e al circolo abbiamo messo radici in fretta. Tanto che oggi mio nipote Davide ne è il gestore».

Proprio Davide ci tiene a parlare del carattere di Caimi, che come nonno ha profuso molte energie, con una curiosità davvero originale che molti cittadini non sanno.

«Qualche giorno prima di lasciarci ci ha raccontato qualcosa di particolarissimo – dice il nipote – tanto tempo fa portò a mano insieme ad altri tre uomini la statua della Madonna sul campanile. In cima si trova una bottiglia di vino su cui sono scritti i nomi degli autori del gesto. L’unico ancora in vita al momento è Dante Crusca ed è facile immaginare quanta fatica hanno fatto, senza gru e solo con l’idea di fare qualcosa di utile e positivo per la comunità. Orto e Juventus erano due sue grandi passioni e di una cosa siamo contenti in modo particolare: a parte essere andato in ospedale a 5 anni per un’appendicite, non ha mai visto una struttura sanitaria o un’ambulanza. Si è impegnato tanto per noi nipoti, a me ha insegnato a potare le piante, fare lavori manuali e molto altro. Era dedito in modo assoluto a mia nonna e questo li ha resi sempre autonomi, a settembre 2026 avrebbero fatto i 60 anni di matrimonio, purtroppo non è stato possibile».