Nuove generazioni

Bullismo e cyberbullismo, il progetto Mabasta arriva in 16 scuole del Piemonte: due sono nel Novarese

Coinvolti l’Istituto comprensivo Behar di Trecate e il Rita Levi Montalcini del Capoluogo

Bullismo e cyberbullismo, il progetto Mabasta arriva in 16 scuole del Piemonte: due sono nel Novarese

Sedici scuole piemontesi coinvolte in un progetto per prevenire e contrastare bullismo, cyberbullismo e bodyshaming.

Bullismo e cyberbullismo, il progetto Mabasta

L’iniziativa, promossa e sostenuta dal Consiglio regionale del Piemonte in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, porta negli istituti il «Modello Mabasta», un protocollo di intervento ideato dai ragazzi e basato sul coinvolgimento diretto degli studenti.

Tra le scuole selezionate ci sono anche due istituti della provincia di Novara: l’Istituto comprensivo Behar di Trecate e l’Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini di Novara. Il progetto interessa complessivamente 16 istituti, due per ciascuna delle otto province piemontesi, ed è affidato al team giovanile di Mabasta.

Il Modello Mabasta: gli studenti protagonisti

Il principio alla base dell’iniziativa è il coinvolgimento dei ragazzi nella prevenzione dei comportamenti prevaricatori. Attraverso un approccio peer-to-peer, cioè da pari a pari, gli alunni vengono accompagnati a riconoscere e contrastare sul nascere episodi di bullismo, emarginazione e prepotenza.

Tra gli strumenti previsti ci sono la nomina di un «MabaProf» di riferimento e l’elezione dei «Bulliziotti» in ogni classe, il cui compito sarà contribuire a individuare e affrontare situazioni problematiche. Gli studenti compileranno inoltre il «MabaTest» e potranno utilizzare le «BulliBox», contenitori fisici e digitali attraverso i quali effettuare segnalazioni anonime.

Gli incontri nelle scuole, in programma fino al 30 ottobre, coinvolgono studenti, classi e docenti. L’obiettivo è promuovere una cultura del rispetto, dell’ascolto e della responsabilità, fornendo strumenti concreti per affrontare situazioni di disagio e prevaricazione.

Le istituzioni: «I ragazzi parte attiva nel cambiamento»

«Abbiamo voluto sostenere il Modello Mabasta e portarlo in 16 scuole del Piemonte perché i ragazzi non siano soltanto quelli a cui spieghiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma diventino parte attiva nel creare un ambiente in cui stare bene insieme», dichiara il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, sottolineando l’importanza di non sentirsi impotenti davanti a un episodio di bullismo e di non considerarlo un problema che non riguarda direttamente chi assiste.

Il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Graglia evidenzia invece la necessità di partire dalle scuole e dal coinvolgimento diretto dei giovani: «Investire sui ragazzi significa costruire comunità scolastiche più consapevoli e sicure».

Anche il consigliere segretario Fabio Carosso richiama il ruolo delle istituzioni nella prevenzione, affinché gli studenti possano imparare a riconoscere i comportamenti prevaricatori, sostenere i compagni e chiedere aiuto.

Per Mirko Cazzato, fondatore e team leader di Mabasta, «il bullismo non si combatte soltanto parlandone, ma coinvolgendo i ragazzi e rendendoli protagonisti della soluzione». L’obiettivo è diffondere una cultura del rispetto e dell’inclusione partendo proprio da chi vive ogni giorno la realtà scolastica.