«Un’esperienza fuori dall’ordinario, una delle emozioni più forti della mia vita».
L’intervista a Francesca Abbiati, che sabato 7 è stata sul palco della cerimonia di apertura delle Olimpiadi
Con queste parole si esprime Francesca Abbiati, che sabato 7 febbraio ha vissuto qualcosa di unico che porterà nel cuore per l’intera esistenza. Infatti ha avuto l’onore di ballare sul palco durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina allo stadio di San Siro a Milano. L’evento ha radunato una serie di personalità che, note a livello nazionale, appartengono a politica, sport, musica, spettacolo. Non ultimo, all’evento ha presenziato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha aperto ufficialmente i Giochi olimpici invernali in un San Siro sold out. Il Capo dello Stato è sbarcato allo stadio su un tram guidato da Valentino Rossi. Oltre due miliardi di telespettatori davanti agli schermi si sono goduti la sfilata degli atleti di 93 Paesi e hanno assistito all’arrivo della premier Giorgia Meloni, con la presenza del vicepresidente Usa James David Vance e del segretario generale Onu Antonio Guterres. Laura Pausini ha interpretato l’inno di Mameli e fra gli artisti sono intervenuti Mariah Carey, Andrea Bocelli, Ghali, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore e la voce narrante di Matilda De Angelis.
I momenti più colorati e suggestivi li hanno creati comunque i balli, ai quali ha contribuito anche Abbiati insieme a 240 performer, con un mix di arie della musica classica italiana fra Puccini e Vivaldi, per l’occasione uniti in un unico brano.
«Non trovo le parole per descrivere la potenza di quello che ho provato – continua Abbiati – la De Angelis, bravissima attrice di cinema, è stata la nostra guida, mentre la straordinaria Mariah Carey al centro della scena cantava “Nel blu dipinto di blu – volare” di Domenico Modugno. Nell’estate 2025 mi sono iscritta ai casting. Già allora sapevo che tutti i prescelti avrebbero partecipato come volontari. Alla cerimonia ci hanno distribuito negli 8 gruppi che si sono esibiti, ognuno dei quali aveva 30 persone. Ogni gruppo rappresentava un’eccellenza italiana: il tema del mio era il Carnevale di Venezia. Che onore indossare abiti così particolari ed eleganti, unici nel loro sapore antico, e che colpo d’occhio vedere che le donne erano munite di ventaglio e gli uomini di bastone come il doge. La coreografia era straordinaria e il pubblico ha assistito a uno spettacolo incredibile».
Il cammino preparatorio ha costretto Abbiati a un sacrificio non indifferente poiché, data la caratura dell’evento, tutto andava preparato senza sbavature. Le prove si svolgevano a Milano:
«Fino a Natale ci trovavamo ogni 2 settimane, poi una volta a settimana e alla fine ogni giorno per 7 giorni di fila. Mi è costato muovermi da Arona, ma la soddisfazione finale ha ripagato ogni sforzo. Inoltre volta dopo volta si consolidavano legami di amicizia. Noi che lo abbiamo vissuto in prima persona abbiamo scritto una storia nella storia. Quando le luci si sono spente avevamo il magone: potremmo vederci ancora, ma non vivremo mai più qualcosa di così colossale. A me è sempre piaciuto il ballo, lo considero il mio mondo. Quando lessi l’annuncio, non si capiva bene che cosa saremmo andati a fare, ma sono una persona curiosa di provare esperienze sempre nuove. Ho dato il massimo respirando un clima dinamico, creativo, curioso, effervescente. I complimenti finali che sono stati rivolti a tutto il gruppo hanno rappresentato la ciliegina sulla torta».