L’Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore ha un nuovo presidente. A guidarlo sarà l’oleggese Alessandro Antonio Bellan, in quota Fratelli d’Italia, nominato con decreto del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.
Alessandro Bellan alla guida del Parco del Ticino
La nomina arriva dopo un lungo periodo di commissariamento iniziato a gennaio, quando era scaduto il mandato della precedente presidente, l’avvocata Erika Vallera, consigliere comunale a Candelo (Biella).
Il Parco, riformato alcuni anni fa, oggi coordina oltre 20 aree protette nel quadrante nordorientale del Piemonte e opera sul territorio di 60 Comuni tra le province di Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli e Biella. Una struttura che gestisce temi ambientali delicati, con ricadute importanti sull’ecosistema fluviale, l’agricoltura, la biodiversità e la qualità della vita delle comunità locali. Per questo la guida dell’ente è sempre stata considerata una scelta strategica.
Bellan, esponente di primo piano dei meloniani novaresi e membro del direttivo provinciale del partito, è da tempo una figura interna al Parco. Negli anni ha ricoperto il ruolo di vicepresidente e, in precedenza, quello di componente del Consiglio degli Enti di gestione.
Cameroni e Godio (FdI): «Una scelta di esperienza e continuità»
La nomina è stata accolta con entusiasmo dai consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Daniela Cameroni e Gianluca Godio, che parlano di «una scelta di esperienza e continuità» e di una nomina che è il riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.
I due consiglieri parlano di una guida capace di affrontare le sfide future dell’ente:
«Siamo certi che la sua competenza, la visione equilibrata nella gestione delle politiche ambientali e la capacità di dialogo con istituzioni, comunità locali e operatori del settore consentiranno al Parco del Ticino e del Lago Maggiore di affrontare con efficacia le sfide dei prossimi anni, coniugando tutela ambientale, sviluppo sostenibile e valorizzazione delle risorse locali».
Nel comunicato, Cameroni e Godio sottolineano anche il valore del Parco per il territorio novarese:
«Il Parco del Ticino costituisce per il Novarese un presidio strategico, fondamentale non solo per la salvaguardia dell’ecosistema fluviale, ma anche per le ricadute positive su agricoltura, qualità della vita e attrattività territoriale».
Non manca il ringraziamento agli attori politici coinvolti. I due consiglieri definiscono «essenziale» il ruolo dell’assessore regionale Paolo Bongioanni, che avrebbe contribuito «in maniera decisiva» a completare gli organismi direttivi dei parchi piemontesi.
Ringraziamenti anche al presidente Cirio «per l’attenzione istituzionale riservata al percorso di nomina e per il sostegno garantito nella fase di definizione degli assetti».
Rossi (Pd) attacca: «Vince il poltronismo della destra»
All’entusiasmo di Fratelli d’Italia fa da contraltare la posizione durissima del consigliere regionale del Partito democratico Domenico Rossi. Per lui, la nomina di Bellan non è una scelta condivisa ma una forzatura.
«Non conosco il nuovo presidente, ma da un punto di vista politico la scelta di nominarlo va contro i sindaci del territorio e sacrifica il Parco del Ticino e il territorio novarese sull’altare delle tensioni interne al centrodestra e all’amichettismo di Fratelli d’Italia».
Rossi ricorda poi due importanti precedenti:
«La comunità dei sindaci è stata chiamata a votare due volte per l’elezione del nuovo presidente, bocciando per ben due volte il nome indicato dalla Giunta Regionale, proprio quello di Bellan. Nonostante la maggioranza dei sindaci appartenga al centrodestra il candidato ha collezionato due bocciature».
Da qui il giudizio politico sulla decisione finale della Regione: «La giunta invece di prendere atto che non era la proposta giusta è andata avanti e oggi arriva una nomina di imperio».
Per il consigliere dem si tratta di «uno schiaffo ai sindaci che hanno tenuto la schiena dritta», rivendicando un metodo basato su dialogo e merito. E chiede: «Con quale legittimità il nuovo Presidente condurrà il parco? A chi darà ascolto? Alla comunità del Parco che non lo ha sostenuto o all’assessore di Cuneo?».
Rossi accusa la maggioranza regionale di incoerenza: «Con gli slogan la destra che governa il Piemonte è per il merito e al fianco delle amministratori locali, ma nei fatti procede senza ascolto e con arroganza». E sottolinea il carattere senza precedenti della situazione: «Nella lunga storia del Parco è la prima volta che si procede alla nomina del Presidente senza raggiungere un’intesa».
Quindi l’accusa finale: «Ancora una volta un ente fondamentale per il territorio viene umiliato e abbandonato alla logica della spartizione delle poltrone».