Francesco Guccini a Novara non veniva soltanto per cantare. La morte del “Maestrone” riporta alla luce ricordi, aneddoti e testimonianze di un legame con la città che attraversa decenni e che affonda le radici soprattutto in quella Novara degli anni Settanta fatta di concerti, nebbia in piazza Martiri, studenti in lotta e discussioni politiche.
E c’è persino un piccolo pezzo di Novara dentro una delle sue canzoni più famose, “L’Avvelenata”.
Il novarese Bertoncelli finisce ne “L’Avvelenata”
La storia passa infatti da Riccardo Bertoncelli, novarese, storico della musica, scrittore e tra i più autorevoli critici musicali italiani.
Fu una sua celebre stroncatura di “Stanze di vita quotidiana” a provocare la reazione di Guccini. Nell’album successivo, “Via Paolo Fabbri 43”, pubblicato nel 1976, il cantautore rispose con “L’Avvelenata” e chiamò direttamente in causa il critico novarese nella ormai celebre chiusa di una strofa: «un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate».
Una querelle destinata, però, a durare poco: i due si chiarirono e diventarono amici. E proprio Bertoncelli avrebbe raccontato molti anni dopo al Corriere di Novara un’altra pagina del rapporto tra Guccini e la città.
Tre serate consecutive alla Borsa
«Dopo “L’Avvelenata” nel 1977 Guccini fece tre serate di fila a Novara, al Borsa. Una cosa rarissima, tre di fila. Forse voleva sdebitarsi nei miei confronti», ricordava Bertoncelli.
Era marzo del 1977. Con Guccini c’era Juan Carlos “Flaco” Biondini, il chitarrista argentino che lo avrebbe accompagnato per decenni. E proprio a quella permanenza novarese è legato un aneddoto diventato quasi una piccola leggenda cittadina.
Guccini e Biondini, in una nebbiosa piazza Martiri, cercavano la Sala Borsa. Incontrarono due ragazzi e chiesero indicazioni: «La Borsa…». Quei ragazzi erano Renzo Inghilleri (oggi noto avvocato novarese: ndr) e Sandro Devecchi (direttore del Corriere di Novara: ndr), allora compagni di liceo, che stavano andando proprio al concerto. L’emozione per essersi trovati davanti Guccini li avrebbe quasi paralizzati.
Ma durante il concerto il cantautore raccontò dal palco, con il gusto per l’affabulazione che lo avrebbe sempre contraddistinto, che in provincia «succedono veramente cose strane»: alla richiesta di indicazioni per la Borsa, un ragazzo avrebbe addirittura tentato di consegnargli il proprio borsello.
Una storia che Guccini avrebbe continuato a raccontare e, pare, ad arricchire nel corso degli anni.
Quando Guccini andò dagli studenti del Carlo Alberto occupato
Ma in quei giorni del marzo 1977 accadde a Novara qualcosa che andava ben oltre i concerti.
Erano mesi di forte mobilitazione studentesca. Gli studenti del Liceo Artistico protestavano per le condizioni dei locali dell’istituto, tra scioperi, cortei, assemblee e occupazioni. Il Convitto Carlo Alberto era occupato da giorni. E Guccini volle andare da loro.
«Impossibile dimenticare quella mattina di marzo del 1977 quando accompagnai Francesco al Liceo Artistico di Novara – racconta oggi sui social chi visse personalmente quella giornata –. L’accoglienza che gli riservarono gli studenti… Lui fece qualche canzone e poi si mise a chiacchierare, mitica la sua parlata, con i ragazzi. Un momento scolpito nella mia memoria».
Altri testimoni ricordano in queste ore proprio Guccini arrivato al Carlo Alberto occupato per cantare gratuitamente e portare la propria solidarietà agli studenti.
Una fotografia perfetta di ciò che il Cantautore rappresentava in quegli anni per una generazione: non soltanto un artista da ascoltare, ma una voce che entrava nelle assemblee, nelle proteste, nelle discussioni e nelle inquietudini dei giovani.
«Ero militare alla Passalacqua, andai in fuga per sentirlo»
Le tracce lasciate da Guccini nella memoria dei novaresi non finiscono lì. Un altro ricordo affidato nelle scorse ore ai social riporta a un concerto al Palasport qualche anno dopo.
A raccontarlo è un uomo che all’epoca stava svolgendo il servizio militare proprio a Novara: «Ho avuto il piacere di ascoltarlo dal vivo soltanto una volta, a Novara. Rischiai tantissimo per andare al Palasport. Era il 1978 e stavo espletando il servizio di leva presso il “Plotone Comando” della caserma Passalacqua. Non volevo nel modo più assoluto perdermi quell’occasione e andai in fuga coperto dagli amici commilitoni. Il concerto fu bellissimo».
Il ritorno al Palasport nel 1991
C’è invece una data successiva documentata con precisione: il 16 aprile 1991 Francesco Guccini tornò in concerto al Palazzetto dello Sport di Novara, durante la stagione legata all’album “Quello che non”.
Quella sera nella scaletta trovarono posto molti dei brani che avevano già segnato generazioni di ascoltatori: “Canzone per un’amica”, “Auschwitz”, “Autogrill”, “Il vecchio e il bambino”, “Dio è morto”, “Vedi cara”, “Eskimo”, “Venezia” e “La locomotiva”. E naturalmente “L’Avvelenata”.
Nel 2016 l’ultima tappa nel Novarese
Il filo con il territorio sarebbe riemerso ancora molti anni dopo.
Il 13 dicembre 2016 Guccini arrivò al Phenomenon di Fontaneto d’Agogna. Era ormai lontano dai concerti e aveva annunciato la decisione di non cantare e non suonare più dal vivo. Anche quella sera mantenne la promessa: il suo tour continuava in una forma diversa, fatta soprattutto di parole, racconti e incontri con il pubblico.
Quasi quarant’anni erano trascorsi da quel marzo del 1977. Allora Guccini era arrivato a Novara con la chitarra, aveva riempito per tre sere consecutive la Borsa e, tra un concerto e l’altro, era andato al Carlo Alberto occupato a cantare e parlare con gli studenti. Nel mezzo erano passati altri concerti, generazioni diverse di pubblico e canzoni diventate patrimonio comune.
Oggi che Francesco Guccini se n’è andato, anche Novara riscopre un piccolo pezzo della propria storia dentro quella del “Maestrone”: la nebbia di piazza Martiri e l’equivoco della Borsa, Bertoncelli immortalato ne “L’Avvelenata”, gli studenti del Carlo Alberto, un giovane militare che scappa dalla Passalacqua pur di sentirlo cantare.

