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Verbania, dal 1° ottobre chiude l’ambulatorio della Sacra Famiglia: «Servizio non più sostenibile»

La Fondazione annuncia lo stop alle attività, comprese le visite domiciliari. Casa Riformista attacca: «È il primo segnale di un progressivo smantellamento dei servizi sanitari»

Verbania, dal 1° ottobre chiude l’ambulatorio della Sacra Famiglia: «Servizio non più sostenibile»

Dal 1° ottobre chiuderà l’ambulatorio dell’Istituto Sacra Famiglia di Verbania, che garantisce prestazioni per minori e adulti, comprese le visite domiciliari.

Verbania, chiude l’ambulatorio della Sacra Famiglia

La comunicazione, datata 23 luglio, è stata inviata dalla direzione agli utenti ed è diventata di pubblico dominio per iniziativa di Casa Riformista.

Nella nota la Fondazione spiega che la decisione è stata presa perché «ci troviamo nella condizione di non poter più assicurare la sostenibilità del servizio, poiché le tariffe e i budget di riferimento, invariati da diversi anni, non consentono più di far fronte ai costi necessari».

Dura la presa di posizione di Casa Riformista Vco, che definisce la chiusura «la prima, tragica spia d’allarme». «L’annuncio della chiusura del servizio ambulatoriale – che eroga prestazioni per minori e adulti – è solo il primo segnale. Si è iniziato ufficialmente a tagliare. Qualcuno tenterà di liquidarlo come un servizio non fondamentale, ma la realtà è un’altra: senza un’azione decisa e immediata questo è solo il primo di una lunga serie di presìdi destinati a scomparire», afferma il movimento.

Nel mirino c’è il sindaco di Verbania Giandomenico Albertella, anche presidente della Rappresentanza e della Conferenza dei sindaci dell’Asl Vco. «Siamo certi che sia ben consapevole della gravità della situazione. È tempo però che interpreti il proprio ruolo con determinazione, abbandonando la narrazione del “va tutto bene” e la ricerca di alibi che sono utili soltanto a lui e non ai verbanesi», aggiunge Casa Riformista.

La denuncia arriva all’indomani delle polemiche sollevate da centrosinistra e organizzazioni sindacali sui ritardi negli interventi chirurgici per i pazienti oncologici, che secondo quanto denunciato non rispetterebbero il termine dei 30 giorni annunciato dall’Asl.