OMEGNA – Ernesto Ferrero, già direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino (in precedenza, tra i vari ruoli, ricoprì anche quello di direttore editoriale della Casa Editrice Einaudi) interverrà oggi, 25 marzo (ore 17.30, Biblioteca civica), nell’ambito del “Corridoio culturale” cittadino, sul tema “Primo Levi trent’anni dopo”. Modererà l’incontro Giuseppe Lupo, docente universitario, scrittore e saggista.
Ferrero è presidente del Centro Internazionale di studi Primo Levi di Torino. Allo scrittore piemontese (1919-1987) deportato ad Auschiwitz durante la seconda guerra mondiale che generò in lui l’impellente necessità di rivivere sulla pagina quella tragica parte della sua vita nel celebre “Se questo è un uomo” (e poi ne “La tregua”), Ferrero ha dedicato, tra l’altro, il volume “Primo Levi. L
OMEGNA – Ernesto Ferrero, già direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino (in precedenza, tra i vari ruoli, ricoprì anche quello di direttore editoriale della Casa Editrice Einaudi) interverrà oggi, 25 marzo (ore 17.30, Biblioteca civica), nell’ambito del “Corridoio culturale” cittadino, sul tema “Primo Levi trent’anni dopo”. Modererà l’incontro Giuseppe Lupo, docente universitario, scrittore e saggista.
Ferrero è presidente del Centro Internazionale di studi Primo Levi di Torino. Allo scrittore piemontese (1919-1987) deportato ad Auschiwitz durante la seconda guerra mondiale che generò in lui l’impellente necessità di rivivere sulla pagina quella tragica parte della sua vita nel celebre “Se questo è un uomo” (e poi ne “La tregua”), Ferrero ha dedicato, tra l’altro, il volume “Primo Levi. La vita e le opere” (2007). Intervistato nel 2005 per “Stilos” da Gianni Bonina in occasione dell’uscita del suo libro “I migliori anni della nostra vita” dedicati alla storia della casa editrice torinese, Ferrero descrisse Primo Levi che conobbe e frequentò all’epoca: “Dovessi racchiuderlo in una definizione, userei quella che ha coniato Luciana Nissim che era finita ad Auschiwitz con lui: ‘la più alta espressione’. Dell’intelligenza, della disponibilità, della gentilezza, della misura… era un uomo giusto… e un grande scrittore, a lungo confinato nella qualifica, assai riduttiva, di testimone”.
Parlandoci appunto di quel testo, nel 2003, ci disse tra l’altro: “In questo libro volevo raccontare la vita quotidiana alla ‘corte’ di Giulio Einaudi, soprattutto negli anni 60/70. E’ la storia per certi versi anche divertente di una famiglia complicata, stravagante, con gli inevitabili odi e amori. Volevo mostrare lo svolgersi del lavoro editoriale, considerato, però, nel suo aspetto più tranquillo. Nulla di eroico, pensoso, drammatico e altisonante. Soprattutto intendevo raccontare come funziona una casa editrice, anzi come funzionava, purtroppo, lo straordinario gruppo, quasi un’ orchestra, che Giulio Einaudi aveva unito e che dirigeva con intuito infallibile”. Casa editrice che, appunto, oltre ai due libri citati pubblicò molti altri lavori di Primo Levi. L’incontro è promosso dalla Città di Omegna.
Maria Antonietta Trupia