OMEGNA – La chiusura notturna, dalle 20 alle 8, del Pronto soccorso sarebbe il minore dei problemi per il Centro ortopedico di quadrante. A rischio ci sarebbe addirittura il futuro dell’intero ospedale. Almeno è ciò che sostiene Gianmaria Battaglia, amministratore della società pubblico-privata che gestisce la struttura. Nell’ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera, la Regione, spiega Battaglia, ha informato la società «che al Coq sarebbero stati tolti alcuni reparti, a cominciare da medicina, con i suoi 23 posti letto e i 2000 interven
OMEGNA – La chiusura notturna, dalle 20 alle 8, del Pronto soccorso sarebbe il minore dei problemi per il Centro ortopedico di quadrante. A rischio ci sarebbe addirittura il futuro dell’intero ospedale. Almeno è ciò che sostiene Gianmaria Battaglia, amministratore della società pubblico-privata che gestisce la struttura. Nell’ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera, la Regione, spiega Battaglia, ha informato la società «che al Coq sarebbero stati tolti alcuni reparti, a cominciare da medicina, con i suoi 23 posti letto e i 2000 interventi l’anno». Anche i laboratori specialistici annessi verrebbero soppressi e diventerebbero a rischio quelli di altre specializzazioni.
Ciò, a detta di Battaglia, accadrebbe perché il Coq non è stato mai inserito nella rete ospedaliera piemontese, pur essendo a maggioranza a capitale pubblico. Dal 2002 il Madonna del popolo è diventato Centro ortopedico di quadrante, pubblico al 51 per cento e al 49% della Compagnie génerale de santé. In 14 anni ha avviato una serie di attività legate alla medicina pubblica investendo 11 milioni di euro. Ora la Regione vorrebbe smantellare entro la fine dell’anno medicina ed altri reparti mantenendo solo ortopedia. Una scelta, paventa Battaglia, che sarebbe letale per gli equilibri finanziari della struttura. Senza medicina e il day surgery, con la sola ortopedia, i conti economici non reggerebbero.
Nell’ultimo anno, al Madonna del popolo dagli ambulatori e dal day surgery sono passati 65 mila pazienti, gli interventi chirurgici sono stati 3.400, oltre 2 mila proprio in day surgery. Senza contare delle altre attività presenti a Omegna ma non in altri ospedali, quali ad esempio dermatologia. Se la Regione non cambiasse idea, 48 dei 200 dipendenti tornerebbero alla Asl Vco, il destino degli altri 152 sarebbe a rischio. Nell’ortopedia, il solo settore che sopravvivrebbe, lavorano in 70, gli altri 82 in medicina e day surgery, i reparti destinati a scomparire. La società ha anche un piano d’investimenti da 8 milioni, per mettere a norma struttura ed impianti dal quale, con l’attività ridotta alla sola ortopedia, sarebbe problematico rientrare.
A Battaglia replicano, da Torino, il vicepresidente Aldo Reschigna e l’assessore alla Sanità Antonio Saitta e, dall’Asl, il direttore generale, Giovani Caruso. Il Coq è a maggioranza pubblica, questa in sintesi la risposta di Caruso e Saitta, che sottintendono come sia il pubblico a decidere e invitano «i soci privati a non sollevare inutili allarmismi, ma a lavorare Insieme ad Asl e Regione Piemonte nel rispetto delle delibere di indirizzo che sono già state assunte e vanno attuate all’interno della programmazione sanitaria del Piemonte entro la fine del 2017». Il Coq, ricordano, viene indicato come “ospedale mono specialistico” nel Piano sanitario 2013-15. Destinazione ribadita da due delibere, del 2102 la prima, del 2015 la seconda. Delibere che sono sfociate nella proposta contestata da Battaglia dalla quale i soci privati del Coq si sarebbero sfilati all’ultimo momento, non sottoscrivendola ma che la direzione sanitaria Asl ha intenzione di portare avanti. «Mentre lavoriamo all’ospedale unico del Vco – commenta Saitta – invito i soci del Coq a collaborare: nessuno vuole penalizzare l’ospedale di Omegna, ma solo programmare per la fine del 2017 una sanità razionale».
Anche per Reschigna «l’allarme sul rischio di chiusura dell’ospedale di Omegna è immotivato. Ho incontrato il direttore regionale della sanità, Fulvio Moirano. Sul tema ci sarà un incontro in Regione tra Asl e Coq con l’obiettivo di fissare una più chiara collocazione del Coq nella organizzazione sanitaria del Vco, in modo da evitare sovrapposizioni».
Mauro Rampinini