OMEGNA – “La famiglia al circo”, una storia italiana nel mondo. È quella ripercorsa dalla mostra che apre i battenti sabato 19 dicembre a Omegna: 50 anni di storia dell’arte circense raccontata attraverso locandine e manifesti. Inaugura alle 17 nel Salone Santa Marta dove resterà aperta fino al 12 gennaio (da lunedì a venerdì 17.30-19.30, sabato e domenica 10-12 e 17.30-19.30) grazie all’iniziativa del Comitato Festeggiamenti San Vito. Curatore dell’allestimento è Vittorio Marini, novarese, grande appassionato e profondo conoscitore del circo, tanto da ricoprire anche incarichi a livello nazionale nell’ambito del club che raduna i fan di questa arte. «L’estate scorsa – racconta – ho parlato della mia collezione al presidente del Comitato, Roberto Dossi, e grazie anche alla collaborazione del parroco don Gianmario Lanfranchini è nata l’idea di promuovere l
OMEGNA – “La famiglia al circo”, una storia italiana nel mondo. È quella ripercorsa dalla mostra che apre i battenti sabato 19 dicembre a Omegna: 50 anni di storia dell’arte circense raccontata attraverso locandine e manifesti. Inaugura alle 17 nel Salone Santa Marta dove resterà aperta fino al 12 gennaio (da lunedì a venerdì 17.30-19.30, sabato e domenica 10-12 e 17.30-19.30) grazie all’iniziativa del Comitato Festeggiamenti San Vito. Curatore dell’allestimento è Vittorio Marini, novarese, grande appassionato e profondo conoscitore del circo, tanto da ricoprire anche incarichi a livello nazionale nell’ambito del club che raduna i fan di questa arte. «L’estate scorsa – racconta – ho parlato della mia collezione al presidente del Comitato, Roberto Dossi, e grazie anche alla collaborazione del parroco don Gianmario Lanfranchini è nata l’idea di promuovere la mostra che è divisa in sei sezioni: ci sono locandine targate Vco con manifesti di spettacoli proposti a Omegna, Verbania, Domodossola… C’è una sezione dedicata al Natale, con materiale italiano e internazionale. E poiché il tema è quello della famiglia non poteva mancare un’ampia finestra, con immagini e scritti, sulle famiglie che sono riuscite a tramandare il circo di generazione in generazione, come un vero clan. Il caso della famiglia Casartelli per esempio. Partiti negli anni Trenta con una piccola arena, senza tendone, sono cresciuti fino a vincere due Clown d’Oro a Montecarlo. Poi ci sono le famiglie Togni e Orfei, con uno spazio speciale dedicato a Moira Orfei, recentemente scomparsa: sulla locandina ha sempre voluto il suo volto. Così il materiale promozionale, dai suoi esordi ai giorni nostri, ci mostra anche l’evoluzione del personaggio. C’è un cartellone con i biglietti dei tanti Orfei, veri o falsi, visto che questo nome conosciuto è stato anche utilizzato ingiustamente. La sezione incentrata sull’estero offre una ampia panoramica sul circi d’oltralpe: Krone, Busch, Knie, Roncalli, Smart…». Una parte dell’allestimento dà voce alle tante realtà presenti oggi in Italia: «Sono 100 – ancora Marini – i circhi itineranti nel nostro Paese. I più conosciuti sono i Togni, gli Orefi, i Casartelli e una ventina di altri cognomi che hanno circhi minori, magari usando altri nomi come Apollo o Royal. Meno noti o sconosciuti ma sempre proprietari di circhi. Ho preparato un pot-pourri di biglietti per farli conoscere. Una sezione, questa, più che mai in sintonia con il tema della mostra visto che i veri circensi sono sempre stati legati alla loro famiglia». La mostra di Omegna apre l’orizzonte sulla collezione di Marini, una vera miniera, mostrando anche l’evoluzione nel campo della promozione. «Il circo – ancora il curatore – è nato nel 1700 in Inghilterra grazie a un cavalleggero della Guardia Reale che ebbe l’idea di proporre spettacoli basati sui cavalli: da qui il nome di circo equestre. Dopo sono stati inseriti i numeri con i vari giocolieri, equilibristi, orsi ballerini. Spettacoli di strada che andavano a intervallare le esibizioni dei cavalli. Napoleone, entusiasta di questa forma di divertimento, ha riesumato dall’antichità il nome circo, che affonda le sue radici nell’era prefaraonica con gli spettacoli acrobatici. Il cavalleggero inglese, andato in Francia, si è associato con un italiano, Franconi, mettendo in piedi spettacoli di grande risonanza in Francia. E il nome circo si è diffuso ovunque. Gli spettacoli si svolgevano nella pista che da allora ha mantenuto sempre la stessa dimensione: 13.50 metri di diametro». Una storia che parla molto italiano, declinata con l’epopea delle varie famiglie: «La tenda – conclude Marini – è stata inventata da Barnum, ma dagli anni Trenta il circo ha conosciuto una ampia diffusione: magari senza i tendoni, perché le risorse non lo permettevano, ma i nostri artisti sono cresciuti facendosi conoscere in tutto il mondo. E ancora oggi gli italiani, che escono dall’Accademia del Circo di Verona, sono i più richiesti e scritturati». La mostra di Omegna ci racconta anche questo.
Eleonora Groppetti