BRIGA NOVARESE – Pechino andata e ritorno. È la vita da pendolare intercontinentale della 28enne Borgomanerese Martina Poletti da ormai 5 anni. Ora lavora al Torino World Affairs Institute nella capitale cinese: ha iniziato da pochi mesi, subito dopo la laurea a Torino, in scienze internazionali con un percorso di studi che già l’aveva portata a lungo in Oriente. Una conoscenza approfondita del paese tanto da diventare “guida” della troupe di Presa Diretta, il programma condotto da Riccardo Iacona su Rai3. “Abbiamo aiutato a preparare una puntata dedicata alla Cina, che andrà in onda a gennaio – racconta – L’idea è quella di spiegare al pubblico italiano cosa sia la Cina oggi, mostrando il cambiamento epocale da paese dove le aziende straniere andavano a delocalizzare la produzione a paese che investe sempre di più, acquisendo brand storici, know-how, expertise, alla ricerca della qualità per far fare un salto alle proprie aziende”.
Proprio quel lato dinamico e spesso sconosciuto della Cina ha sempre attratto Martina. “Studiavo relazioni internazionali a Pavia, indirizzo Studi Afro-Asiatici e avevo scelto il percorso cinese. Laureata a marzo 2010, due giorni dopo parto per Hangzhou, un’ora di treno da Shanghai, per iscrivermi al corso di lingua della Zhejiang University. Dovevo rimanerci per un semestre, alla
BRIGA NOVARESE – Pechino andata e ritorno. È la vita da pendolare intercontinentale della 28enne Borgomanerese Martina Poletti da ormai 5 anni. Ora lavora al Torino World Affairs Institute nella capitale cinese: ha iniziato da pochi mesi, subito dopo la laurea a Torino, in scienze internazionali con un percorso di studi che già l’aveva portata a lungo in Oriente. Una conoscenza approfondita del paese tanto da diventare “guida” della troupe di Presa Diretta, il programma condotto da Riccardo Iacona su Rai3. “Abbiamo aiutato a preparare una puntata dedicata alla Cina, che andrà in onda a gennaio – racconta – L’idea è quella di spiegare al pubblico italiano cosa sia la Cina oggi, mostrando il cambiamento epocale da paese dove le aziende straniere andavano a delocalizzare la produzione a paese che investe sempre di più, acquisendo brand storici, know-how, expertise, alla ricerca della qualità per far fare un salto alle proprie aziende”.
Proprio quel lato dinamico e spesso sconosciuto della Cina ha sempre attratto Martina. “Studiavo relazioni internazionali a Pavia, indirizzo Studi Afro-Asiatici e avevo scelto il percorso cinese. Laureata a marzo 2010, due giorni dopo parto per Hangzhou, un’ora di treno da Shanghai, per iscrivermi al corso di lingua della Zhejiang University. Dovevo rimanerci per un semestre, alla fine la mia permanenza si è protratta per un anno e mezzo, perché quando si inizia a studiare il cinese l’impegno aumenta settimana dopo settimana, se davvero si vuole arrivare ad avere una buona padronanza della lingua”.
Rientrata poi in Italia, si iscrive alla specialistica in Scienze Internazionali di Torino, dove insegna il professor Andornino, che ha costruito un programma per lo studio della Cina contemporanea. Per i migliori 15 studenti del programma il primo anno si svolge a Torino, il secondo in Cina. “Per me fu un ritorno a Hangzhou, perché la scholarship è erogata dal Ministero dell’Istruzione Cinese per studiare alla Zhejiang University. Rientro poi di nuovo in Italia dopo un anno per scrivere tesi, con un periodo a Pechino in un centro di ricerca. L’inverno scorso, mentre stavo finendo di scrivere, il mio relatore mi ha offerto il lavoro. Da aprile vivo a Pechino per occuparmi dei progetti del Torino World Affairs Institute, inclusa la community di ThinkIN China, organizziamo talks mensili sulla Cina, con personaggi cinesi e pubblico di studenti e ricercatori.
A casa tornerà per le feste di Natale e, di certo, dovrà rispondere ancora una volta alle tante domande dei conoscenti che chiedono: “perché proprio la Cina?” “Questa oramai è la terra delle opportunità, tutto è in movimento, in crescita – dice lei – Non è facilissimo ambientarsi, soprattutto perché la lingua è un ostacolo molto difficile da superare, insieme alle questioni ambientali (soprattutto quando si vive a Pechino), alla nostalgia di casa, all’essere lontani da tutte le comodità di un ambiente famigliare, al doversi scontrare con una cultura e un modo di pensare differentissimi dalla propria. Ma è proprio qui il bello, secondo me. Soprattutto per il tipo di lavoro che faccio, nel mondo accademico, della ricerca, della divulgazione scientifica”. Pochi conoscono davvero la Cina in Italia: “Ci sono molti pregiudizi, non si capisce il ruolo che questo paese sta conquistando a livello globale e quanto sarà importante, nel futuro prossimo, ma anzi, già adesso, non essere impreparati di fronte agli investimenti cinesi nell’economia italiana, all’interesse che i cinesi hanno per la nostra cultura, l’arte, il cibo, il lusso, le produzioni di qualità. Ogni settore è in crescita e ci sono un sacco di opportunità da cogliere – continua Martina – Ovvio, non sono una fan sfegata della Cina, non sono d’accordo con tutto quello che accade, di problemi ce ne sono a milioni. In alcuni giorni, tra la folla in metropolitana, le code in banca, il vento freddo o l’inquinamento alle stelle ti chiedi “ma non era più facile stare in Italia, a casa tua?”. Però poi invece in altri giorni le soddisfazioni lavorative sono così grandi che passi oltre e non pensi più ai problemi e le difficoltà”
l.pa.