«Orgogliosa della mia quinta Olimpiade»

«Orgogliosa della mia quinta Olimpiade»

Leo Lo Bianco mercoledì salirà sull’aereo che la porterà alla sua quinta Olimpiade consecutiva. La regista omegnese dei record aggiungerà anche questo al suo già ricco palmares, che comprende le 544 presenze in azzurro e la propria firma “indelebile” su tutti i trofei conquistati dalla nazionale femminile dal 1998 ad oggi. In più, a Rio, prenderà possesso anche di una poltrona importante perché sarà una dei componenti della Commissione Atleti della Fivb di nuova istituzione, che comprenderà nomi altisonanti del volley mondiale come il brasiliano Giba, il serbo Vlady Grbic, la russa Ekaterina Gamova, il polacco Bartosz Kurek, la koreana Kim Yeon Konged, i beachers Julius Brink, tedesco, la cinese Xue Chen, il brasiliano Emanuel Rego e l’americana Kerry Walsh. Rio sembrava essere solo un sogno ed invece, come successo nel 2014 alla vigilia dei Mondiali italiani, la nazionale ha avuto ancora bisognodi lei e, alla chiamata di Marco Bonitta, non ha saputo dire di no. «E’ vero – ha dichiarato la Leo (tra l’altro la sua città, Omegna, celebrerà il traguardo con una maglietta commemorativa il cui ricavato andrà in beneficenza) – se da una parte la cosa mi è sembrata all’inizio un po’ strana, perché non ho mai chiesto di saltare una qualificazione e poi essere chiamata per giocare l’Olim

Leo Lo Bianco mercoledì salirà sull’aereo che la porterà alla sua quinta Olimpiade consecutiva. La regista omegnese dei record aggiungerà anche questo al suo già ricco palmares, che comprende le 544 presenze in azzurro e la propria firma “indelebile” su tutti i trofei conquistati dalla nazionale femminile dal 1998 ad oggi. In più, a Rio, prenderà possesso anche di una poltrona importante perché sarà una dei componenti della Commissione Atleti della Fivb di nuova istituzione, che comprenderà nomi altisonanti del volley mondiale come il brasiliano Giba, il serbo Vlady Grbic, la russa Ekaterina Gamova, il polacco Bartosz Kurek, la koreana Kim Yeon Konged, i beachers Julius Brink, tedesco, la cinese Xue Chen, il brasiliano Emanuel Rego e l’americana Kerry Walsh. Rio sembrava essere solo un sogno ed invece, come successo nel 2014 alla vigilia dei Mondiali italiani, la nazionale ha avuto ancora bisognodi lei e, alla chiamata di Marco Bonitta, non ha saputo dire di no. «E’ vero – ha dichiarato la Leo (tra l’altro la sua città, Omegna, celebrerà il traguardo con una maglietta commemorativa il cui ricavato andrà in beneficenza) – se da una parte la cosa mi è sembrata all’inizio un po’ strana, perché non ho mai chiesto di saltare una qualificazione e poi essere chiamata per giocare l’Olimpiade, oggi dopo un mese di lavoro e dietro l’angolo l’aereo per il Brasile, devo dire che rappresentare il mio paese ancora una volta, mi rende orgogliosa ed anche molto emozionata. D’altronde – prosegue – ho sempre giocato per poter indossare questa maglia e per farlo ho sopportato tanti sacrifici, alla fine devo dire ben ripagati. Il fatto poi –ha aggiunto – di esserequi, pronta per cercare di dare il mio contributo all’ennesima Olimpiade, mi emoziona ancora tanto”. Cinque Olimpiadi con un denominatore comune, la Lo Bianco con il suo n.14 in campo. Che effetto fa, visto che davanti hai solo i fratelli d’Inzeo con 8 ed il trio Benelli (tiro), Di Buò (Arco) e Sensini (windsurf)? Leo ha risposto:«Un effetto bellissimo: 5 Olimpiadi vogliono dire quasi 20 anni di carriera. La prima volta a Sidney – spiega – non eravamo una squadra all’altezza di quelle che si classificarono davanti a noi; uscimmo dopo il girone di qualificazione. Delle altre tre, Atene, Pechino e Londra, vien da dire che un po’ di rammarico c’è, perché meritavamo sicuramente di più dei tre quinti posti». Adesso cosa vi aspettate? «Siamo una squadra che ha talento e potenzialità, formata da un mix di esperienza e gioventù e la vittoria del girone di qualificazione di Tokio in maggio, al quale io non ho partecipato, ha dimostrato che tipo di crescita ha fatto la squadra. Mancano quelle piccole cose, meccanismi che si affinano con il continuo giocare insieme – ha spiegato Leo –e questo è forse il piccolo gap che ci differenzia da formazioni più registrate rispetto a noi». Quali consigli ti senti di dare alle compagne più giovani?. «In primo luogo di godersela perché l’Olimpiade è la cosa più bella che possa capitare ad un’atleta. Vivere il villaggio, l’incrocio con atleti di tutti i paesi è impagabile, poi però mettere la testa nelle partite». Il girone è di ferro? «Sì – risponde –difficilissimo. Cinque partite, come si dice, da giocare alla garibaldina, con la speranza di vincerne almeno due per passare il turno e poi vedremo». Poi, chiuderai veramente con la maglia azzurra? «Credo proprio di si – ha confessato in conclusione – Bisogna essere realisti e comunque credo che, nella nazionale, ci sarà un ricambio generazionale completo».

Attilio Mercalli