E quando Dante si arrabbia salgono le invettive dalle pagine della Divina Commedia. Lorenzo Del Boca, giornalista e scrittore, ha portato il folto pubblico riunito a Villa Caccia di Romagnano Sesia («siete sempre più numerosi» ha detto Franco Tinelli, presidente del Museo Storico Etnografico) a conoscere Dante furioso. Dopo Dante mostruoso e Dante eroico terza puntata per la lettura dei canti in orizzontale che
Del Boca propone attraverso i personaggi incontrati dal Sommo Poeta. Per il terzo incontro, quello del 2 settembre, un ospite d’eccezione che ha dato voce alle terzine: Cip Barcellini, attore e doppiatore di fama nazionale, nativo di Romagnano. Dall’Inferno al Purgatorio, in compagnia di Del Boca, sempre con ricerca iconografica e regia di Beppe Ruga, impianto audio a cura di Piter Valazza. Subito nel canto XXXIII della prima cantica: «Dante, sempre un po’ spaventato quando attraversa l’Inferno tant’è che raramente prende coraggio, incontra il conte Ugolino della Gheradesca. È insieme ai traditori perché ha tradito la sua città, Pisa, con premeditazione e cattiveria, esponendola all’attacco dei nemici. Un personaggio disdicevole, avido e assetato di potere. Troppo furbo. Con matrimoni combinati per i figli ottiene titoli e territori. Il centro del potere è Pisa che non considera sua patria, ma una terra da spremere. All’inizio non gli va tutto bene: è cacciato dopo la sc
E quando Dante si arrabbia salgono le invettive dalle pagine della Divina Commedia. Lorenzo Del Boca, giornalista e scrittore, ha portato il folto pubblico riunito a Villa Caccia di Romagnano Sesia («siete sempre più numerosi» ha detto Franco Tinelli, presidente del Museo Storico Etnografico) a conoscere Dante furioso. Dopo Dante mostruoso e Dante eroico terza puntata per la lettura dei canti in orizzontale che
Del Boca propone attraverso i personaggi incontrati dal Sommo Poeta. Per il terzo incontro, quello del 2 settembre, un ospite d’eccezione che ha dato voce alle terzine: Cip Barcellini, attore e doppiatore di fama nazionale, nativo di Romagnano. Dall’Inferno al Purgatorio, in compagnia di Del Boca, sempre con ricerca iconografica e regia di Beppe Ruga, impianto audio a cura di Piter Valazza. Subito nel canto XXXIII della prima cantica: «Dante, sempre un po’ spaventato quando attraversa l’Inferno tant’è che raramente prende coraggio, incontra il conte Ugolino della Gheradesca. È insieme ai traditori perché ha tradito la sua città, Pisa, con premeditazione e cattiveria, esponendola all’attacco dei nemici. Un personaggio disdicevole, avido e assetato di potere. Troppo furbo. Con matrimoni combinati per i figli ottiene titoli e territori. Il centro del potere è Pisa che non considera sua patria, ma una terra da spremere. All’inizio non gli va tutto bene: è cacciato dopo la scoperta dell’attacco segreto che priva Pisa di 6 mq di territorio. È il metodo che non piace ai pisani, perché gestisce come cosa sua la terra di Pisa. Mette d’accordo Lucca e Firenze per attaccare la sua città che deve trattare la resa. Tra le condizioni la sua riammissione. Entra con un manipolo di pretoriani che danno la caccia ai suoi nemici. Si fa nominare governatore, un ruolo ambito in una città molto ricca. Ma l’età dell’oro ha i giorni contati. Genova vince per il tradimento di Ugolino. Dante lo presenta con i colori della vittima, si avverte un senso di solidarietà e di simpatia tra le terzine. Rovesciato dai pisani è processato e condannato, rinchiuso in una torre, con due figli e due nipoti. Dante si scaglia contro Pisa, città maledetta. Ugolino qualche responsabilità l’aveva, ma che c’entrano figli e nipoti?». Nel canto XIX l’invettiva è maggiormente «violenta e il peccato ancora più disdicevole: la simonia»: se ne macchiano pontefici come Niccolò III, Clemente V, Bonifacio VIII. «Dante scandalizzato li mette in una colonna cava con la testa in giù. Non vuole vederli in faccia. Non ne può più e li aggredisce con il potere della parola: la vostra avidità è tale per cui avete considerato Dio come un lingotto, peggio degli idolatri. E la punizione è giusta». C’è da infuriarsi anche nel Purgatorio, canto VI: questa volta il bersaglio dell’invettiva è l’Italia, terra in cui si gioca la partita delle potenze europee. «Povera Italia, nave senza marinai. La pronuncia dopo aver incontrato Sordello da Goito, il più famoso dei trovatori italiani». Lo troviamo anche a Novara dove, forse per debiti di gioco, finì in carcere. «Dante paragona l’Italia di allora con quella di prima. Tutte le città sono in guerra tra di loro, il nemico è in casa, nelle famiglie. Il codice di Giustiniano non è applicato, si lamenta Dante che si rivolge ad Alberto I d’Austria, facci vedere di cosa sei capace». E domani, venerdì 16 settembre, il viaggio si conclude (ore 21) con l’ultimo volto del Sommo Poeta: c’è Dante commosso.
Eleonora Groppetti