Riflessione

“Se domani non torno”, al Nuovo di Borgomanero gli studenti riflettono sulla storia di Giulia Cecchettin

Dopo la proiezione, il collegamento con Gino Cecchettin e il cast per un confronto su violenza di genere, relazioni e modelli culturali

“Se domani non torno”, al Nuovo di Borgomanero gli studenti riflettono sulla storia di Giulia Cecchettin

Raccontare Giulia Cecchettin non soltanto attraverso la tragedia del suo femminicidio, ma restituendo spazio alla sua vita, ai suoi sogni e al futuro che le è stato negato. È questo uno degli obiettivi di “Se domani non torno”, il film diretto da Paola Randi che la mattina del 27 ottobre 2026 è stato proiettato al Cinema Nuovo di Borgomanero, coinvolgendo tutte le classi dell’Istituto comprensivo Borgomanero 1.

“Se domani non torno”, al Cinema Nuovo di Borgomanero

L’iniziativa ha offerto agli studenti un’occasione di riflessione e confronto sui temi della violenza di genere, del rispetto nelle relazioni, del linguaggio e della responsabilità nella comunicazione. Al termine della proiezione i ragazzi hanno potuto partecipare a un collegamento con Gino Cecchettin e con il cast del film, approfondendo i contenuti della pellicola e le questioni culturali ed educative che la vicenda di Giulia continua a sollevare.

Ispirato al libro “Cara Giulia”, scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso, il film racconta la storia della famiglia Cecchettin, l’assenza di Giulia e il percorso attraverso cui un dolore privato si trasforma in consapevolezza e impegno civile. Un racconto che invita a guardare oltre la cronaca del femminicidio, per interrogarsi sulle dinamiche e sui modelli culturali che alimentano la violenza.

La proiezione rientrava in un’iniziativa di portata nazionale che ha coinvolto oltre 300 cinema, 65mila studenti e 500 scuole. A Borgomanero erano presenti anche la dirigente scolastica Marica Esposito Mocerino, l’assessora comunale Loredana Abbate, e Marina Grassani, vicesindaca di Arona e consigliera provinciale delegata alle Pari Opportunità. La Provincia di Novara ha infatti inserito l’appuntamento nel programma delle “Giornate contro la violenza sulle donne” organizzate a Borgomanero.

«Uno degli aspetti che mi ha colpita maggiormente – ha sottolineato Grassani – è la scelta di parlare davvero di Giulia, facendo emergere i suoi sogni, la sua vitalità e tutto ciò che le è stato negato. Accanto a lei c’è il dramma di un’intera famiglia e ci sono interrogativi che riguardano tutti noi: il linguaggio che utilizziamo, il modo in cui raccontiamo la violenza, il peso della comunicazione e della gogna mediatica. Le parole della famiglia Cecchettin, e in particolare la riflessione di Elena sul patriarcato, ci ricordano che non basta indignarsi di fronte a una tragedia: serve un serio cambiamento sociale, culturale ed educativo. E partire dai giovani significa lavorare perché quel cambiamento diventi possibile».