Torna la mobilitazione delle famiglie per il Punto di Assistenza Pediatrica Territoriale (Papt) di Novara, la “guardia medica pediatrica” attiva nella sede Asl di viale Roma, e per il servizio di Borgomanero. Lo scorso anno, una petizione aveva raccolto oltre 3.450 firme, ottenendo il mantenimento del servizio. Ora, dopo la comunicazione della cessazione dal 1° ottobre, le famiglie sono tornate a mobilitarsi: la nuova petizione all’8 settembre aveva già raggiunto quasi 3.600 firme.
«La chiusura del Papt non è semplicemente un problema temporaneo, in attesa delle future Case della Comunità. Il nuovo Accordo Integrativo Regionale non prevede più il servizio integrativo pediatrico del sabato. Di conseguenza, non risultano stanziate risorse specifiche per garantire che un servizio pediatrico equivalente venga attivato nelle future Case della Comunità. Ed è questo il punto più grave», spiegano Alessandra Cominetti, Elisa Ardio e Claudio Ardizio, a nome degli altri firmatari.
Secondo i promotori, la chiusura di Novara e Borgomanero «prosegue una scelta già attuata in altre parti del Piemonte: l’eliminazione progressiva di un servizio che per anni ha garantito alle famiglie un’assistenza pediatrica dedicata nei giorni in cui il pediatra di libera scelta non era disponibile. Le Case della Comunità non rappresentano, allo stato attuale degli accordi, un’alternativa già definita, né realizzata».
A Novara, inoltre, «la struttura di viale Verdi destinata alla futura Casa della Comunità non è ancora operativa. Serviranno ancora mesi o anni, perché sia pienamente agibile e funzionante e perché vengano definiti gli accordi necessari tra Asl e pediatri del territorio».
La mobilitazione si sposta in Regione
Per le famiglie, la questione non è più soltanto locale. «La chiusura del Papt di Novara non dipende più da una decisione locale o da una difficoltà temporanea nella sua organizzazione»: «La soppressione dell’assistenza pediatrica integrativa del sabato riguarda l’intero Piemonte e determina un arretramento dei servizi pediatrici territoriali in tutta la regione».
La richiesta è quindi alla Regione Piemonte, con la «convocazione urgente della competente Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte, con la partecipazione dell’Assessorato alla Sanità, della Direzione Sanità, delle organizzazioni dei pediatri e delle rappresentanze delle famiglie». Chiesta anche la convocazione della VII Commissione consiliare del Comune di Novara.
I promotori contestano inoltre l’assenza di una comunicazione ufficiale da parte di Asl e Regione: «La chiusura di un servizio sanitario pubblico rivolto ai bambini non può essere comunicata alle famiglie soltanto attraverso un annuncio dei pediatri».
La petizione chiede infine dati sull’utilizzo del servizio e sulle conseguenze della sua chiusura: «Prima di eliminare un servizio, la Regione deve dimostrare di aver valutato quante persone lo utilizzano, quali conseguenze produrrà la sua chiusura e quanto costerà trasferire quel bisogno assistenziale e sanitario su altri servizi».
Pd, M5S e Insieme per Novara presentano un ordine del giorno
La questione tornerà anche in Consiglio comunale. Pd, M5S e Insieme per Novara depositeranno un ordine del giorno per chiedere a sindaco e Giunta di attivarsi presso Asl Novara e Regione Piemonte per garantire l’assistenza pediatrica territoriale anche il sabato.
I tre gruppi hanno inoltre chiesto la convocazione urgente della VII Commissione consiliare, con la partecipazione di Asl Novara e dei rappresentanti delle 3.450 persone firmatarie.
Per le opposizioni, «la domanda è semplice: dal 1° ottobre, se un bambino avrà bisogno di un pediatra il sabato, dove potranno rivolgersi i genitori? Regione e Asl devono indicare per tempo sede, orari e modalità di accesso. Prima si garantisce un’alternativa adeguata, poi si supera il servizio esistente. Senza un riferimento pediatrico dedicato, parte delle necessità rischia di ricadere sul Pronto Soccorso, anche per situazioni che oggi vengono gestite dal Papt».
«Chiediamo al sindaco di farsi parte attiva e di rappresentare con forza questa esigenza della comunità novarese nei confronti di Asl e Regione. Le famiglie devono sapere per tempo quale assistenza sarà disponibile per i propri figli».