A cinque anni dalla morte di Felipe Thomazelli, il cuoco di 31 anni originario del Brasile e residente a Stresa annegato nel Lago Maggiore, le indagini non risulterebbero ancora concluse.
Annegò nel lago per cercare di salvare i figli
Dopo il tragico episodio, avvenuto nel 2021, la Procura di Verbania aveva aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo, disponendo accertamenti sulla gestione della spiaggia dalla quale Thomazelli era entrato in acqua. Secondo quanto emerso, i cartelli che segnalavano il pericolo della balneazione in quel punto, caratterizzato da una discesa piuttosto ripida verso il fondale, sarebbero stati collocati soltanto successivamente alla morte del giovane.
Da allora la famiglia di Thomazelli, assistita da un avvocato, non avrebbe però ricevuto ulteriori notizie sull’esito degli accertamenti. Spetterà agli inquirenti stabilire se chiedere l’archiviazione del fascicolo oppure procedere nei confronti di eventuali responsabili.
La tragedia nel giugno 2021
La mattina del 25 giugno 2021, intorno alle 11.30, Felipe Thomazelli si trovava con i suoi tre figli nelle acque del Lago Maggiore, a Baveno, davanti alla foce del torrente Selva Spessa. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, uno dei bambini si era trovato in difficoltà e il padre era riuscito a metterlo in salvo prima di sentirsi male e scomparire sott’acqua.
Un pensionato presente sulla spiaggia, aiutato da altri bagnanti, era riuscito a raggiungere i bambini e a riportarli a riva uno dopo l’altro. Quando era tornato in acqua per cercare il trentunenne, però, Thomazelli era già sparito, trascinato verso il fondo.
Sulla spiaggia si trovava anche la moglie Sara, che aveva chiesto l’intervento di un bagnino del lido vicino. Le ricerche dei Vigili del fuoco e del personale del 118 si erano concluse circa due ore e mezza dopo: il corpo del giovane era stato recuperato poco dopo le 14. Ogni tentativo di salvargli la vita era risultato vano.