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Dai pozzi petroliferi dismessi all’energia geotermica: il progetto per l’Ovest Ticino

L’Ecoistituto della Valle del Ticino invita sindaci e istituzioni ad avviare il confronto sulla riconversione degli impianti: 42 si trovano tra Trecate, Galliate, Romentino e Cerano

Dai pozzi petroliferi dismessi all’energia geotermica: il progetto per l’Ovest Ticino

Rispondere alla crisi energetica sfruttando una risorsa rinnovabile già presente nel territorio: la geotermia. È la proposta dell’Ecoistituto della Valle del Ticino, che punta alla riconversione dei pozzi petroliferi dismessi dopo la fine della cosiddetta “Dallas novarese”.

Nell’immagine il pozzo Eni a Romentino negli anni Novanta, quando lavorava a pieno regime

Dai pozzi petroliferi dismessi all’energia geotermica

In futuro almeno quattro Comuni dell’Ovest Ticino potrebbero così produrre calore ed energia a costi contenuti. Le attività estrattive sono cessate ormai da una decina d’anni e i pozzi inutilizzati sono circa cinquanta: 42 in provincia di Novara, tra Trecate, Galliate, Romentino e Cerano, e una mezza dozzina in Lombardia, nei territori di Robecchetto con Induno, Bernate Ticino, Turbigo e Cuggiono.

A maggio, a Galliate, il convegno “Geotermia profonda: una fonte rinnovabile diffusa, continua, sicura, al servizio dei territori” aveva aperto il confronto. Ora l’Ecoistituto, con sede a Cuggiono, ha elaborato un documento-appello rivolto ai sindaci e alle istituzioni.

«Abbiamo l’incredibile opportunità di trasformare un campo petrolifero esaurito in un esempio di come le comunità locali possono essere protagoniste di una transizione energetica basata su una rinnovabile tanto importante, quanto sottovalutata: la geotermia – spiega il presidente Oreste Magni –. Nata in Italia ai primi del Novecento nel sud della Toscana (Larderello e dintorni), con i nuovi sviluppi del settore potrebbe trovare applicazione in molti altri luoghi. Il nostro territorio a cavallo del Ticino ha l’incredibile opportunità di poter beneficiare di trivellazioni a grandi profondità non più utilizzate per l’estrazione del petrolio che potrebbero essere riconvertite alla produzione di energia elettrica e calore in modo rinnovabile e continuo. Un’occasione da non perdere per i nostri Comuni».

Un passaggio importante è atteso all’inizio del prossimo anno: «Il 1 gennaio del 2027 scadranno alcune concessioni minerarie, che sono in capo al governo. Le comunità locali, coordinandosi, potrebbero cominciare a chiedere le concessioni in scadenza».

Dopo il convegno di maggio alcuni sindaci dei Comuni novaresi coinvolti avrebbero manifestato l’intenzione di scrivere al Governo e alla Regione per avviare un dialogo. Anche Eni, nel 2022, avrebbe mostrato interesse per il riutilizzo dei pozzi abbandonati.

Per l’Ecoistituto la transizione energetica «non può essere calata dall’alto, ma deve partire dai territori». La riconversione permetterebbe di riutilizzare infrastrutture già esistenti, valorizzare le competenze locali, ridurre la dipendenza energetica e superare progressivamente il ricorso alle fonti fossili.

L’obiettivo è «costruire un modello energetico più autonomo e resiliente, meno esposto alle tensioni geopolitiche e alle dinamiche dei mercati globali». La geotermia, sottolinea Magni, «si distingue dalle altre rinnovabili per una caratteristica fondamentale: produce energia in modo continuo, indipendentemente dalle condizioni meteo. È una fonte disponibile 24 ore su 24; stabile nel tempo; distribuita sul territorio; con filiere prevalentemente locali».

Le trivellazioni dell’Agip sulle due sponde del Ticino iniziarono negli anni Ottanta. I pozzi raggiungono profondità comprese tra cinque e sei chilometri: «Il costo per pozzi così profondi è stato attorno ai 10 milioni di euro ciascuno. Un investimento che non deve andare perduto».