Temperature elevate, cambiamento climatico e necessità di ripensare il verde pubblico come una vera e propria infrastruttura urbana. È la riflessione con cui Novara Green interviene sull’estate 2026 in città, accompagnando alle critiche per le scelte compiute negli ultimi anni una proposta concreta e un invito all’Amministrazione comunale a lavorare insieme.
«L’estate 2026 ci sta dimostrando, ancora una volta e con una violenza non più ignorabile, che non c’è più tempo da perdere per trasformare la nostra città in un luogo capace di resistere al caldo estremo», sostiene l’associazione, richiamando i lunghi periodi nei quali le temperature superano i 36 gradi e sottolineando come, pur di fronte a un fenomeno globale quale il cambiamento climatico, la politica locale possa intervenire per mitigarne gli effetti.
Lo strumento principale, secondo Novara Green, è il verde pubblico, che non dovrebbe più essere considerato soltanto una voce di spesa o un elemento di decoro, ma «un’infrastruttura primaria», da pianificare con una visione strategica al pari delle altre reti cittadine.
«Servono investimenti strutturali»
L’associazione critica la quantità di risorse destinate negli ultimi anni a questo settore. Al netto delle piantumazioni previste come compensazione delle grandi opere urbanistiche, sostiene Novara Green, sarebbe mancato un investimento strutturale da parte del Comune. E porta un esempio: «Se negli ultimi dieci anni si fosse scelto di investire anche solo un milione all’anno in nuove piantumazioni e interventi di depavimentazione, oggi avremmo una città decisamente più vivibile e fresca».
Viene invece accolto favorevolmente il recente progetto finanziato dalla Regione che prevede nuovi interventi di vegetazione in tre strade del quartiere Ovest, giudicato però insufficiente rispetto alle dimensioni del problema.
Novara Green passa quindi in rassegna alcune delle scelte urbanistiche sulle quali, a suo giudizio, si sarebbero perse occasioni per aumentare la presenza di verde.
Tra queste cita alcune piste ciclabili realizzate senza alberature e quindi particolarmente esposte al sole nei mesi più caldi; gli interventi sulle scuole, portando come esempio la Buscaglia, dove contesta l’abbattimento di gran parte degli alberi e la successiva previsione di nuove piantumazioni ritenute insufficienti; e il progetto di riqualificazione di piazza Martiri.
Su quest’ultimo punto la critica è particolarmente netta. Secondo l’associazione, il futuro assetto della piazza prevede troppo poco verde e sarebbe stato ulteriormente ridimensionato per conservare gli spazi necessari ai grandi eventi. Una scelta che Novara Green contesta sostenendo che le piazze debbano essere progettate innanzitutto per poter essere vissute dai cittadini durante tutto l’anno.
La proposta: corridoi verdi nelle future Zone 30
Alla critica l’associazione affianca però una proposta operativa. Novara Green chiede innanzitutto «un grande investimento pubblico per l’infrastruttura verde» e il potenziamento degli uffici comunali che si occupano di verde e progettazione.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di ripensare progressivamente l’urbanistica cittadina attraverso veri e propri corridoi verdi, guardando anche alle esperienze sviluppate in altre città italiane ed europee: dalla forestazione urbana e dai corridoi ecologici di Milano agli interventi di desigillamento del suolo e creazione di assi alberati, fino ai “Superblocchi” di Barcellona.
Interventi che, sottolinea l’associazione, avrebbero effetti non soltanto sulla riduzione delle isole di calore, ma anche sulla mobilità pedonale e ciclabile e sulla vivibilità dei quartieri, con possibili ricadute positive sul commercio di vicinato.
Ed è proprio dal Piano urbano della mobilità sostenibile che Novara Green propone di partire.
«Prendiamo tutte le vie che sono state individuate come future “Zone 30” — che sono tendenzialmente strade residenziali e adiacenti alle scuole in tutti i quartieri — e, dove le larghezze lo consentono, trasformiamole in corridoi verdi di quartiere sviluppati in senso radiale verso il centro cittadino».
Un progetto per il quale l’associazione apre direttamente alla collaborazione con Palazzo Cabrino: «Ci mettiamo a completa disposizione dell’Amministrazione per un supporto ideativo».
L’appello conclusivo è ad accelerare: «Passiamo dalle parole ai fatti e partiamo subito: il clima cambia e la nostra città non può più permettersi di aspettare. Avevamo ragione noi quando lo dicevamo dieci anni fa e ora abbiamo solo perso del tempo».