Si chiude definitivamente la causa civile tra Ferrovie del Mottarone e il Comune di Stresa. La società oggi in liquidazione dell’ex concessionario Luigi Nerini ha infatti rinunciato al ricorso in Cassazione contro le sentenze di primo e secondo grado che avevano respinto la richiesta di risarcimento da circa un milione di euro avanzata nei confronti dell’amministrazione comunale.
Ferrovie del Mottarone rinuncia al ricorso in Cassazione contro il Comune1
La notizia è emersa in questi giorni, mentre il decreto della Corte di Cassazione porta la data del 6 luglio. La II Sezione civile ha dichiarato estinto il giudizio dopo che la parte ricorrente non ha richiesto la decisione del ricorso entro il termine di 40 giorni previsto dalla proposta di definizione della stessa Corte. Di conseguenza, il ricorso è stato considerato rinunciato.
Il contenzioso era nato dopo la tragedia del 23 maggio 2021, quando il crollo della funivia del Mottarone provocò la morte di 14 persone, lasciando come unico sopravvissuto il piccolo Eitan. In seguito all’incidente, il Comune di Stresa aveva sospeso il pagamento del contributo annuale di 143 mila euro che avrebbe dovuto corrispondere fino al 2028 per la ristrutturazione dell’impianto.
L’allora sindaca Marcella Severino e la sua giunta avevano motivato la decisione ritenendo Ferrovie del Mottarone inadempiente rispetto agli obblighi contrattuali relativi alla manutenzione e alla sicurezza. La società aveva invece sostenuto che quel canone non fosse il corrispettivo della gestione, bensì la restituzione rateale di un prestito concesso al Comune nel 2015 per finanziare i lavori di ristrutturazione della funivia.
Una tesi che sia il Tribunale di Verbania sia la Corte d’Appello di Torino avevano respinto, giudicando legittima la revoca dei pagamenti e respingendo la richiesta di risarcimento.
Con la rinuncia al ricorso in Cassazione, Ferrovie del Mottarone dovrà ora versare al Comune di Stresa 6.950 euro per le spese legali del giudizio. Secondo quanto riferito dal sindaco Luca Gemelli al Corriere di Novara, la società dovrebbe inoltre ancora al Comune circa 27 mila euro relativi a precedenti spese legali, che si aggiungono ai quasi 7 mila euro stabiliti dall’ultimo provvedimento.
«Lato nostro abbiamo accantonato quelle somme in via prudenziale, qualora il giudice avesse riconosciuto l’obbligo di versarle – ha dichiarato Gemelli –. Ora invece potranno essere rimesse a bilancio e utilizzate per la città. Per quanto ci riguarda è un risultato positivo che la causa si sia chiusa».
Resta però aperta la possibilità di nuove iniziative legali. L’avvocato di Nerini, Valter Pompeo Azzolini, avrebbe infatti manifestato l’intenzione di valutare ulteriori procedure a tutela del proprio assistito per il recupero dei crediti che la società ritiene di vantare.
Sul fronte penale, per il disastro della funivia hanno patteggiato Luigi Nerini (3 anni e 10 mesi), il direttore d’esercizio Enrico Perocchio (3 anni e 11 mesi) e il caposervizio Gabriele Tadini (4 anni e 5 mesi), che confessò di aver inserito i “forchettoni” che impedirono al sistema frenante di entrare in funzione. I tre sono in attesa della decisione del Tribunale di Sorveglianza sull’affidamento in prova e al momento non sono sottoposti a restrizioni.
Sul piano contabile, infine, un mese fa la Corte dei Conti ha chiesto ai tre imputati un risarcimento di circa 15 milioni di euro.