Cronaca

Incendi in Piemonte: 800 ettari in fumo tra Torino, Vercelli, Novara e Vco

Ci vorranno decenni per riportare la situazione a com'era prima degli incendi.

Incendi in Piemonte: 800 ettari in fumo tra Torino, Vercelli, Novara e Vco

E’ senza precedenti il primo bilancio della Regione sugli incendi che da settimane stanno interessando i territori dell’Alto Piemonte: 800 ettari in fumo tra 4 province.

Incendi in Piemonte tra 4 province 800 ettari di territorio in fumo

E’ una stima compresa tra 800 e 900 quella degli ettari di territorio – prevalentemente boschivo – andato in fumo negli incendi che negli ultimi giorni hanno interessato le province di Torino, Vercelli, Novara e Vco. A rendere noto il dato è la Regione Piemonte, che parla di una vera e propria catastrofe ecologica. La stagione particolarmente calda con temperature elevate, che si sono protratte per lunghi periodi dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio, e le scarse precipitazioni hanno determinato condizioni favorevoli all’innesco di incendi boschivi. La recente ondata di caldo che ha interessato il Piemonte dagli inizi di luglio, con il record di temperature massime registrato mercoledì 8, è stata anche accompagnata da forti venti di caduta da nord che hanno ulteriormente incrementato il pericolo di incendi boschivi.

L’origine dei roghi è di natura meteorologica

Di fronte a un simile disastro è naturale chiedersi come sia potuto capitare: secondo i vigili del fuoco la fonte degli incendi è di natura meteorologica: le fiamme sono state infatti innescate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi, per poi propagarsi rapidamente a causa del forte vento, delle temperature torride e dei terreni secchi. I bollettini incendi boschivi emessi dal Centro funzionale di Arpa in questi giorni hanno fotografato bene le condizioni, con una pericolosità che è aumentata da inizio luglio e l’8 le condizioni sono ulteriormente peggiorate con un pericolo elevato diffuso a causa delle alte temperature e dei forti venti di foehn in quota.

700.000 alberi andati in fumo

Le recenti piogge hanno migliorato la situazione, che però rimane comunque seria: le prime stime dei tecnici raccontano di un totale di 700.000 alberi persi, un patrimonio ricchissimo che non c’è più. I principali fronti di fuoco sono in Valsesia, nel Vercellese: l’area in assoluto più colpita con ben 450 ettari di territorio già andati in fumo; a Premosello Chiovenda (VCO): ⁠226 ettari divorati dalle fiamme in una zona dove la superficie boschiva distrutta tocca il 60%, con la perdita di preziosi ecosistemi di quercete, faggete e boscaglie pioniere; in Valle Soana (Torino): un vastissimo rogo in quota sta colpendo il ⁠territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso (in particolare tra ⁠Valprato Soana e Ronco Canavese); il fuoco, partito inizialmente da zone impervie di erba olina e rododendri, ha purtroppo raggiunto e intaccato anche i boschi di abeti e larici.

Ci vorranno decenni per riportare la situazione a com’era prima degli incendi

Perché gli ecosistemi complessi che sono stati stravolti in questi giorni possano trovare le loro strutture originarie (e quindi anche il loro funzionamento ed equilibrio) ci vorranno dai 50 ai 70 anni. Tanto è la stima del tempo che ci vorrà perché la situazione possa tornare a com’era prima dei roghi che hanno devastato intere montagne. Perché si possa sviluppare un bosco giovane, con la ricomparsa della fauna selvatica, ci vorranno dai 15 ai 20 anni, mentre le prime specie vegetali pioniere, che avranno anche il compito di preservare il suolo dall’erosione, ricompariranno nel giro di 2-5 anni.

Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta, ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso – commenta l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati – “I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari AIB stanno lottando contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è un semplice intervento di emergenza, ma una vera e propria missione di importanza vitale per l’umanità, per la quale saremo sempre debitori”.

I modelli di simulazione di Arpa Piemonte e Regione Piemonte sull’andamento dei roghi montani – prosegue Marnati evidenziano lo straordinario valore dell’intervento dei soccorritori: senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio dispiegamento della flotta aerea, le fiamme avrebbero consumato l’intera massa forestale continua delle valli. L’azione coordinata delle forze in campo ha evitato la distruzione di ulteriori 3.500 ettari potenziali di territorio, mettendo in sicurezza e salvando oltre 3 milioni di alberi e intere frazioni abitate a fondovalle”.

“La Regione Piemonte si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno – annuncia l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo – Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale, sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017. Sottolineiamo però l’importanza cruciale del monitoraggio post-evento: prima di procedere a qualsiasi rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo”.

Le misurazioni sulla qualità dell’aria effettuate da Arpa e finalizzate a rilevare la presenza di sostanze aerodisperse prodotte dalla combustione non hanno rilevato valori in quantità tali da prefigurare un potenziale danno alla salute. La centralina di rilevamento di Domodossola ha rilevato valori massimi istantanei di circa 250 µg/m3 (microgrammi al metrocubo) nel tardo pomeriggio del 9 luglio, mentre già il giorno 10 i valori di polveri sottili sono scesi a 55 µg/m3 come valore medio giornaliero.