Castelletto Ticino ha riscoperto una storia rimasta a lungo dimenticata. Un vecchio cippo rimasto coperto dalla vegetazione era stato eretto per ricordare la storia di Angelo Tosi, un 17enne di Gattico barbaramente ucciso dai tedeschi nel 1944.
Restaurato il cippo che commemora la storia di Angelo Tosi
Una vicenda dolorosa da riportare all’attenzione della popolazione. Una storia che ci dice moltissimo sulle atrocità che, al di là del proprio credo politico, hanno subito le persone che abitavano la zona del lago Maggiore alla fine del secondo conflitto mondiale. La sistemazione del cippo commemorativo in memoria di Angelo Tosi ha avuto questo duplice significato per gli abitanti di Castelletto Ticino. Il sindaco Massimo Stilo, impegnato in prima persona per questo scopo, ha illustrato il progetto sul Sempione lo scorso venerdì 26 giugno e ha scoperto il cippo nell’ambito di una cerimonia pubblica cui hanno partecipato le autorità civili e militari, oltre agli stessi discendenti di Angelo Tosi.
Il Comune in prima linea per riscoprire una storia dolorosa
“Ho intravisto il cippo parecchi anni fa – ha detto Stilo – ma inizialmente non avevo capito a chi si riferisse e che cosa avrebbe dovuto commemorare. All’inizio pensavo a un monumento in ricordo di qualche vittima della strada. Poi un giorno lo studioso Giovanni Di Bella venne a trovarmi in Comune e mi spiegò che, grazie a un articolo scritto dal castellettese Giovanni Zanoni, era venuto a sapere che in realtà quel cippo era stato eretto per ricordare una giovane vittima del nazifascismo. Così mi sono documentato e ho deciso di far ripristinare quel monumento, per rendere onore a un ragazzo che, pur non essendo stato partigiano, ha perso la vita per colpa degli occupanti nazifascisti”.

Nel suo intervento il primo cittadino ha ringraziato il dirigente comunale Lorenzo Maffioli, che ha seguito il progetto, i rappresentanti delle forze dell’ordine intervenuti (carabinieri, polizia locale, Guardia di Finanza), gli Alpini del Gruppo del paese, il maestro della banda Alfio Gaboli, che ha accompagnato la cerimonia con il suo sax, i soci dell’Anpi, i discendenti di Tosi, gli studiosi che hanno permesso di riportare alla luce questa vicenda e il collega sindaco diu Gattico-Veruno, Federico Casaccio, che ha voluto essere presente all’inaugurazione.
Tosi aveva solo 17 anni quando fu ucciso
Già, perché come ha spiegato poi lo storico Di Bella, Angelo Tosi, che nel 1944 – all’epoca della sua morte – aveva 17 anni, era originario proprio di Gattico, per la precisione di Maggiate. “Quel giorno, il 25 giugno – ha detto Di Bella – Tosi si trovò a percorrere in bicicletta il tratto che da Arona lo avrebbe riportato a casa. Sbagliò strada e, una volta arrivato in piazza a Castelletto, si sentì male. A soccorrerlo fu l’allora messo comunale Adolfo Fanchini, che chiese ai presenti se qualcuno se la sentisse di accompagnare il giovane fino all’incrocio delle Tre Strade, per permettergli di tornare a casa prima del coprifuoco. Si offrì un tale Mezzana. Lo accompagnò per un pezzo di strada fino all’ex Città dei Ragazzi, in quella che oggi è via Primo Maggio. Qui erano accampati i soldati tedeschi: videro Tosi, si informarono sul motivo del suo viaggio e lo invitarono a entrare nel complesso. Ciò che successe quel giorno è stato tramandato in paese per anni, anche se con versioni differenti, e me ne parlò anche la maestra Rosa Maria Lorenzini. Nonostante Tosi volesse solo tornare a casa e avesse detto più volte di stare male, i tedeschi, che erano già piuttosto ubriachi, lo fecero bere e lo legarono a un albero. Poi lo uccisero in modo orribile, giocando al tiro a segno con il suo corpo. Quindi presero il cadavere e lo portarono poco più avanti, davanti alla villa in stile Liberty che si trova all’imbocco del Sempione”. Ed è proprio in quel punto, accanto al parcheggio dell’attuale piadineria, che, dopo quella tragedia, fu eretto un cippo commemorativo. Il monumento era particolarmente mal ridotto e negli ultimi anni era nascosto anche dalla vegetazione. Il Comune ha ripristinato il cippo, restaurando anche la foto di Tosi, che era particolarmente danneggiata.

Una vicenda figlia di un periodo terribile e travagliato
Pare che i partigiani avessero anche tentato in qualche modo di vendicare il povero Tosi, andando a colpire Mezzana, il castellettese che di fatto aveva consegnato il ragazzo ai suoi aguzzini. Gli tesero un agguato all’uscita dal campo sportivo e lo colpirono nei pressi di Porta Nuova. L’uomo si salvò, ma fu poi ucciso nell’aprile dell’anno seguente ad Agrate Conturbia.
“Quello che portò alla morte di Tosi – ha detto Di Bella – fu un periodo particolarmente terribile e travagliato per gli abitanti di questa zona. Fu lo stesso periodo dell’eccidio di Baveno, di quello di Fondotoce, e si verificò appena due mesi prima della strage di Borgo Ticino”.