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Novara, dall’Upo un brevetto per rendere più efficace una promettente terapia contro i tumori

Il Dipartimento di Scienze del Farmaco guida il progetto europeo TRANSBORO

Novara, dall’Upo un brevetto per rendere più efficace una promettente terapia contro i tumori

C’è anche Novara al centro di una ricerca che punta a migliorare una delle più promettenti terapie oncologiche.

Nella foto in apertura i ricercatori Lucchini e Aminian e il professor Panza

Novara, dall’Upo un brevetto importante

Un brevetto nazionale e una ricerca che punta a migliorare una delle terapie oncologiche più promettenti. Sono i primi risultati del progetto TRANSBORO, coordinato dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale, con sede a Novara, e finanziato dal programma Interreg Italia-Svizzera 2021-2027.

Il progetto, avviato nel gennaio 2025 e della durata di tre anni, coinvolge anche l’Università di Pavia e le aziende ticinesi Exeris Bio SA e Brick42 SA. Per la parte italiana dispone di un budget di circa 525 mila euro e ha l’obiettivo di sviluppare nuovi sistemi per rendere più efficace la BNCT (Boron Neutron Capture Therapy), la terapia a cattura neutronica del boro.

La BNCT è una tecnica innovativa che consente di colpire selettivamente le cellule tumorali. Il trattamento prevede una prima fase in cui viene somministrato un composto contenente boro-10, che si accumula nel tumore, seguita dall’irraggiamento con neutroni a bassa energia. La reazione che si genera distrugge le cellule malate limitando i danni ai tessuti sani circostanti. Uno dei principali limiti di questa terapia è però la difficoltà nel trasportare una quantità sufficiente di boro direttamente all’interno delle cellule tumorali.

Per superare questo ostacolo, i ricercatori dell’UPO stanno studiando un sistema che sfrutta la ferritina, la proteina che immagazzina il ferro nell’organismo. L’idea è trasformarla in una nanoparticella capace di trasportare il boro nelle cellule tumorali, sfruttando il loro elevato fabbisogno di ferro e i recettori presenti sulla loro superficie. In questo modo la ferritina agirebbe come una sorta di “cavallo di Troia”, concentrando il boro nel tumore prima del trattamento con neutroni.

La ricerca nasce dalla collaborazione tra due gruppi del Dipartimento di Scienze del Farmaco. Il gruppo di Chimica e Sintesi è coordinato dal professor Luigi Panza e vede impegnati il ricercatore Antonio Lucchini e il dottorando Hesam Aminian nella progettazione e nella modifica dei composti chimici.

Il professor Miggiano con il dottorando Garavaglia e la ricercatrice Alberti

Il gruppo di Biochimica e Biologia Strutturale è invece guidato dal professor Riccardo Miggiano e comprende la ricercatrice Marta Alberti e il dottorando Andrea Garavaglia, impegnati nella caratterizzazione delle nanoparticelle e nella validazione biologica della loro interazione con i recettori cellulari.

Il lavoro congiunto dei due gruppi ha già portato al deposito di un brevetto nazionale dedicato a una nuova strategia di caricamento del boro. Il brevetto introduce il concetto di “metal helper”, basato sull’utilizzo di composti contenenti ioni ferro per aumentare la quantità di boro trasportata all’interno della ferritina e, di conseguenza, nelle cellule tumorali.

Le attività proseguono ora su due fronti: l’ottimizzazione delle nanoparticelle di ferritina e lo sviluppo di una seconda strategia che prevede il legame diretto dei composti boronici alla superficie della proteina. I prossimi passi saranno i test in vitro e successivamente in vivo, che verranno svolti in collaborazione con l’Università di Pavia e con il Laboratorio Energia Nucleare Applicata (LENA), per verificare l’efficacia terapeutica dei nuovi vettori sviluppati nell’ambito del progetto TRANSBORO.