Presentati i risultati del triennio di ricerca dedicato alla conservazione della biodiversità acquatica del Lago d’Orta. L’innalzamento delle temperature contribuisce alla proliferazione di specie aliene invasive, si segnala un ripopolamento ittico con l’immissione di 43.0000 specie scomparse tra uova embrionate e avannotti di trota marmorata, luccio italico, agone e pigo che hanno trovato rifugio anche nelle legnaie posizionate nel 2025. L’analisi delle microplastiche ne conferma la presenza ma sotto la soglia di allarme.
I dettagli
Cusio 2030 è un progetto triennale dedicato alla conservazione e valorizzazione dell’ecosistema del Lago d’Orta e della sua biodiversità avviato nel 2023. È uno dei più partecipati Contratti di Lago realizzati in Italia, con 140 realtà territoriali aderenti.
Conservare, valorizzare e sostenere la biodiversità acquatica del Lago d’Orta: questi gli obiettivi del progetto “Cusio 2030”, avviato nel 2023 e conclusosi quest’anno, dedicato a rafforzare il processo di recupero dello stato ecologico del lago d’Orta, quinto lago del Nord Italia. Sono stati coinvolti: Provincia di Novara come ente capofila, Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone, l’Istituto di Ricerca sulle Acque IRSA (CNR) di Verbania e l’Associazione Amici del Fermi. L’iniziativa è sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Promosso grazie al bando “Simbiosi. Insieme alla natura per il futuro del Pianeta” della Fondazione Compagnia di San Paolo con un sostegno pari a 340 mila euro, il progetto ha raggiunto diversi risultati di ripristino e valorizzazione della biodiversità acquatica autoctona del Lago d’Orta creando le condizioni per conservarla nel tempo.
Dalle analisi compiute durante il triennio è emerso come l’incremento progressivo della temperatura dell’acqua, che dagli anni ‘70 è stato di 2 gradi, sia una delle condizioni che favorisce la proliferazione di specie aliene invasive tra cui il gambero della Louisiana, in grado di ledere l’ecosistema originale. L’analisi ha constatato un aumento dell’impatto antropico sulle zone costiere rispetto al primo censimento del 2010 e una riduzione progressiva delle zone umide e dei canneti che sono un habitat naturale per la nidificazione dei pesci. Infine, l’attività di ripopolamento ittico – supportata dal CNR IRSA di Verbania in collaborazione con le associazioni di pescatori – ha consentito il reinserimento di quattro specie ittiche scomparse da tempo (agone, trota marmorata, luccio italico e pigo) partendo da riproduttori provenienti dal grande bacino del Lago Maggiore, per un totale di totale di 430.000 specie tra uova embrionate, avannotti e giovanili.
Grazie al posizionamento di diverse legnaie nel 2025, i pesci hanno potuto nidificare con più facilità o trovare un rifugio sicuro. Infine, l’analisi delle microplastiche realizzata nei piccoli corsi d’acqua di immissione del lago ne conferma la presenza ma in quantità sotto la soglia di allarme, pari a quella presente in altri bacini italiani.
“Cusio 2030 dimostra che il recupero ambientale funziona quando scienza, istituzioni e comunità lavorano insieme”, sottolinea Giuseppe Maio per la Provincia di Novara. “Il Lago d’Orta è un unicum biologico europeo e oggi torna a essere un laboratorio a cielo aperto per la tutela degli ecosistemi acquatici”.
LE ATTIVITÀ SVOLTE E I RISULTATI
La presenza del gambero rosso e le conseguenze
Il gambero rosso della Louisiana e il gambero di fiume americano sono due specie aliene e invasive che nel Lago d’Orta hanno trovato un ambiente adatto per il loro sviluppo anche grazie all’assenza di predatori naturali in grado di contrastarli. In particolare, il gambero rosso, chiamato gambero killer, ha popolato in modo incontrollato diversi bacini italiani ed è dannoso per l’ecosistema lacustre poiché tende a depauperare il lago e i fiumi sia della componente vegetale (canneto e piante acquatiche) sia delle diverse specie autoctone in quanto si ciba dei medesimi alimenti e trasmette malattie. In particolare, è stato studiato il canneto di Gozzano e, grazie all’utilizzo di 13 gabbie posizionate in più siti provviste di esche, ne sono stati prelevati e rimossi diversi esemplari. Le due specie si sono distribuite naturalmente nelle aree meridionali e settentrionali del lago dove le sponde sono meno scoscese ed è forte la presenza dell’uomo. Le analisi confermano un aumento della presenza del gambero della Louisiana, la cui proliferazione è stata favorita anche dall’aumento generale della temperatura delle acque.
Analisi delle microplastiche
Sono state analizzate anche le microplastiche nei diversi affluenti del lago: è stata rilevata la presenza di frammenti e fibre di polietilene e polipropilene (le plastiche più in uso nell’industria, soprattutto del packaging) – seppur non particolarmente preoccupante – in tutti i corsi d’acqua. Il posizionamento di una rete di centraline per il rilevamento delle portate idriche, che monitora i valori idrologici dei corsi d’acqua anche a supporto delle analisi di sostanze potenzialmente inquinanti veicolate verso il lago, è ora in fase di calibrazione per la raccolta di altre informazioni. Quanto ricavato da queste centraline si aggiunge ai dati della boa limnologica che misura in tempo reale diversi parametri ambientali: la temperatura, il pH, la clorofilla, la conducibilità elettrica, il vento e altre variabili in grado di condizionare lo sviluppo di fauna e flora.
La vegetazione sulle zone costiere
Il monitoraggio della qualità e della salute delle aree di riva è stato realizzato da un’imbarcazione che ha mappato 20 zone in riva al lago di diversa tipologia, valutando le modifiche degli habitat in seguito all’impatto antropico. La ricerca ha evidenziato una generale riduzione della presenza dei canneti e delle piante che vivono in zone umide e un aumento di prati naturali e vegetazione arbustiva. Inoltre, si è notato un maggiore sviluppo di elementi antropici rispetto all’indagine effettuata nel 2010. In generale le pressioni e l’uso del suolo lungo il perimetro del lago sono aumentate.
Il monitoraggio dei parametri ambientali effettuato in continuo mediante la boa limnologica dotata di sensori posata grazie al sostegno della Fondazione Cavaliere del Lavoro Alberto Giacomini nell’ambito del progetto, ed integrato con le informazioni periodiche registrate da ARPA ed CNR Irsa, ha confermato l’incremento di oltre 2°C della temperatura dell’acqua del lago a partire dagli anni ‘’70. Un aumento caratterizzato da oscillazioni periodiche (anche giornaliere come rilevato dalla boa), ma stabile nel tempo.
Questi monitoraggi sono stati di supporto alle attività di ripopolamento dei pesci e al ripristino degli habitat sommersi a favore della loro sopravvivenza. Nel primo caso l’attività è stata condotta con il supporto scientifico di IRSA CNR che ha provveduto ad un lavoro di selezione genetica del materiale ittico da ripopolamento e alle fasi di immissione per un totale di 310.000 uova embrionate e 120.000 avannotti delle diverse specie anche in collaborazione con le associazioni di pescatori operanti nell’area del Cusio. Queste attività sono state accompagnate dal posizionamento di sei grandi legnaie sommerse da parte della Provincia di Novara con la funzione di aumentare le aree di rifugio per i pesci. Il monitoraggio subacqueo condotto con droni e subacquei ha confermato la funzione di queste strutture seminaturali nella maggior parte dell’anno.
Queste attività si integrano con le azioni attivate con altri tre progetti del Contratto di Lago del Cusio: l’installazione di webcam in punti panoramici attorno al lago, l’uso di una speciale telecamera subacquea visionabile dal pubblico in grado di monitorare in tempo reale le attività dei pesci nei siti di nidificazione e il reinserimento della cozza di acqua dolce, grazie al progetto Ris-Orta, con finalità di bio-monitoraggio del livello di inquinamento del lago, in quanto particolarmente reattiva alla presenza di metalli pesanti nell’acqua.
Pietro Volta, coordinatore del progetto CUSIO 2030 per IRSA CNR, dichiara: “Il lago si presenta come un paziente speciale, un ambiente ancora molto delicato che non può essere lasciato a sé stesso. Tanto c’è ancora da fare, sia nel monitoraggio ambientale in un contesto di cambiamento climatico sempre più pressante sia negli interventi necessari per ripristinare una comunità di organismi resiliente che sappia affrontare i cambiamenti ambientali profondi che ci interesseranno nei prossimi anni coniugando conservazione della biodiversità e uso sostenibile delle risorse acquatiche. Un lago che sta bene è una risorsa per tutto il territorio.”