È una decisione destinata a lasciare il segno nella gestione delle risorse idriche del Nord Italia. L’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po ha dato il via libera definitivo all’innalzamento del livello massimo del Lago Maggiore fino a 1,40 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende.
Lago Maggiore, contro la siccità via libera all’innalzamento
Una misura definita “storica”, che arriva dopo oltre dieci anni di sperimentazioni e che punta a rafforzare la disponibilità d’acqua nei periodi più critici, segnati da siccità e cambiamenti climatici.
L’innalzamento, come si legge nel comunicato diffuso dall’Autorità Distrettuale del Fiume Po-Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – consentirà di immagazzinare tra i 20 e i 30 milioni di metri cubi di acqua in più, che potranno diventare anche cinque volte superiori nel corso della stagione irrigua”. L’obiettivo è chiaro: garantire risorse sufficienti per l’agricoltura, sostenere gli ecosistemi e assicurare continuità idrica lungo tutto il bacino del Po.
Il sistema prevede di accumulare acqua soprattutto in primavera, per poi renderla disponibile nei momenti di maggiore fabbisogno estivo, in particolare per le colture della pianura padana, tra cui la risicoltura, settore strategico a livello europeo.
La decisione è frutto di un lungo lavoro condiviso tra istituzioni italiane e svizzere, coordinato dall’Autorità di Bacino del Po con il coinvolgimento delle Regioni Piemonte e Lombardia, del Consorzio del Ticino e di numerosi soggetti interessati. Secondo le istituzioni, si tratta di un intervento che non richiede nuove infrastrutture ma consente di aumentare in modo significativo la disponibilità d’acqua, migliorando la gestione complessiva della risorsa.
“Per la Regione Piemonte – dichiarano l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati e quello al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni – siamo molto soddisfatti del fatto che, grazie a un lavoro di squadra tra i diversi enti coinvolti con il coordinamento dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, si sia riusciti a trovare una sintesi efficace per dare un segnale concreto di sostegno al mondo agricolo. Un settore che, soprattutto in alcuni periodi dell’anno cruciali per la crescita delle colture, necessita di un adeguato apporto idrico”.
“Il cambiamento climatico – dichiara Massimo Sertori, assessore all’Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia – rende necessario l’adattamento alle nuove condizioni da parte delle istituzioni e del mondo produttivo. La Regione Lombardia, quindi, ha spinto sin dal 2015 per avviare la sperimentazione e si è spesa nelle sedi istituzionali nazionali e nei confronti della confederazione elvetica per proseguire nella sperimentazione dei maggiori livelli lacuali”. L’Assessore Sertori confida che “alla conclusione dell’ulteriore biennio sperimentale sarà possibile sancire i nuovi livelli in un accordo italo-elvetico che possa consolidare il lavoro fatto dalle istituzioni italiane ed elvetiche con la partecipazione dei portatori di interesse di monte e di valle”.
Il presidente del Consorzio del Ticino e il Regolatore delle acque del Lago Maggiore manifestano la propria soddisfazione per aver ottenuto l’importante risultato di poter regolare le acque del Verbano con il nuovo limite estivo di +1,40 metri sullo Zero idrometrico di Sesto Calende, vista la situazione attuale del bacino idrico montano scarsamente innevato e dei serbatoi idroelettrici al minimo invaso.
Le prime critiche dal territorio
Ma la decisione ha già acceso un forte dibattito, soprattutto tra i territori rivieraschi del lago.
Diversi sindaci, tra cui quelli di Baveno, Cannobio e Verbania, hanno espresso una netta contrarietà al provvedimento, giudicato “una scelta sbagliata e non condivisa con il territorio”. Nel mirino ci sono soprattutto le possibili conseguenze sul turismo e sull’economia locale.+
Secondo gli amministratori, l’innalzamento progressivo degli ultimi anni avrebbe già prodotto effetti concreti: riduzione delle spiagge, difficoltà nella gestione delle sponde durante le piene e perdita di attrattività turistica. Con il nuovo limite fissato a 140 centimetri, il timore è che questi problemi possano diventare strutturali.
Non solo: viene criticato anche il metodo decisionale, ritenuto troppo sbilanciato sulle esigenze della pianura e poco attento alle istanze dei territori lacuali.
Da un lato, dunque, la necessità di garantire acqua in un contesto climatico sempre più incerto; dall’altro, le preoccupazioni di chi vive e lavora sulle sponde del lago.