Colesterolo alto: c’è una correlazione con il peso corporeo?

Colesterolo alto: c’è una correlazione con il peso corporeo?

L’ipercolesterolemia, condizione altrimenti nota come colesterolo alto, è un problema che, secondo i dati della Fondazione Veronesi, riguarda, in Italia, il 21% degli uomini e il 23% delle donne.

Per tenerla sotto controllo si può lavorare su diversi fronti. Uno dei principali è l’alimentazione con la dieta mediterranea, considerata la migliore del mondo. Nei casi in cui si ha a che fare con delle comprovate carenze, si può ricorrere, sempre dopo aver chiesto consiglio al medico curante, a integratori specifici. Anche se li si può acquistare comodamente online è, ribadiamo, necessario avere il parere positivo del medico: un esempio utile a capire perché è quello di Armolipid plus per il controllo di colesterolo e lipidi.

Questo prodotto è caratterizzato dalla presenza, tra i vari ingredienti, del lievito rosso che, se assunto senza fare attenzione alle giuste dosi, può provocare effetti collaterali come la mialgia. Per questo e altri motivi, il tema dell’ipercolesterolemia va approcciato con attenzione: farlo vuol dire documentarsi con attenzione anche su tematiche come la correlazione fra colesterolo alto e sovrappeso. Esiste?

Anche se può capitare che persone senza problemi di peso abbiano valori del colesterolo fuori norma per eccesso – in questi frangenti, alla base c’è spesso una questione di predisposizione genetica – è più frequente che la situazione sia anomala nelle persone sovrappeso od obese. A dimostrarlo ci hanno pensato diverse testimonianze scientifiche, tra cui uno studio i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

Il lavoro scientifico in questione, che ha visto attivi alcuni esperti della Clinica Mayo, ha scoperto una correlazione fra il calo ponderale e la riduzione dei livelli di colesterolo. Entrando nel dettaglio dei risultati dello studio, si parla precisamente di 1,28 mg/dl di colesterolo in meno per ogni kg perso (si tratta ovviamente di livelli di colesterolo LDL, noto nel linguaggio comune come colesterolo cattivo).

Uno studio dai numeri importanti

Questo studio è particolarmente significativo in quanto ha visto gli esperti lavorare su numeri a dir poco importanti. Si parla di preciso di 73 studi clinici e dei dati di oltre 32mila pazienti. L’età media dei soggetti in questione era pari a 48 anni e il peso superiore a 101 kg.

Con le conclusioni in mano, gli esperti hanno individuato una relazione di proporzionalità fra la perdita di peso e il miglioramento del profilo lipidico. Nei soggetti che, per un lasso di tempo di 12 mesi, si erano concentrati su uno stile di vita salutare, ogni kg perso è risultato associato a una riduzione dei livelli di trigliceridi pari a 4 mg/dl.

Sono stati riscontrati effetti anche sui livelli di colesterolo HDL, il cosiddetto colesterolo buono: a ogni kg in meno sulla bilancia per i pazienti coinvolti nello studio, i suoi livelli sono cresciuti di 0,46 mg/dl.

Questi dati vanno valutati tenendo conto delle modifiche che, negli ultimi anni, hanno riguardato le linee guida. Tra i principali cambiamenti troviamo il fatto che il colesterolo totale non è più da considerare un fattore di rischio per la salute cardiovascolare. Il profilo lipidico va analizzato nelle sue componenti, tra le quali è presente anche la Lp(a), una lipoproteina affine al colesterolo LDL ma molto più pericolosa per la salute. A renderla tale ci pensa la presenza di una coda proteica che aumenta il rischio di evenienze come i trombi.

Secondo le nuove linee guida contro l’ipercolesterolemia, i livelli di questa particella andrebbero misurati almeno una volta nel corso degli anni della vita adulta. Altro punto fondamentale riguarda il fatto, nei soggetti che non hanno avuto alcun infarto, di lavorare prima di tutto sullo stile di vita, partendo da alimentazione sana ed esercizio fisico.