GALLIATE – E’ un riconoscimento che non ha una cadenza prefissata, ma viene attribuito solo quando viene individuata una persona che ha le caratteristiche per meritarselo. E quest’anno l’assegnazione del “gramolino d’oro” della Pro loco al “Galliatese dell’anno” è coincisa proprio con le celebrazioni del 40°. A fregiarsene è il filosofo Achille Varzi, che ha portato il nome di Galliate fino alla Columbia University di New York. E che, “benchè ‘cittadino del mondo’, – come recita la motivazione – ha conservato profonde radici nella sua terra”. Una famiglia, quella di Varzi, fortemente legata alla storia della città e del ‘900, come ha ricordato Franco Tosca: dall’omonimo e grande pilota Achille all’aviatore Oliviero, al senatore Ercole, fondatore Della manifattura “Rossari e Varzi”. Ma perchè, in un periodo così “frettoloso” e arido di valori, premiare proprio un filosofo?
Lo ha spiegato egregiamente il viceprefetto Marco Baldino, intervenuto alla cerimonia: “Come ha dichiarato lo stesso Varzi in un’intervista che ho avuto modo di leggere, il filosofo è colui che sostituisce a ogni punto esclamativo un punto interrogativo. La filosofia è “pensiero al rallentatore”. E trovo sia molto coraggioso premiare una persona del genere, capace di farsi delle domande in un periodo in cui tutti sono convinti di avere la verità in tasca”.
Rappresentante del liceo scientifico “Antonelli” di Novara (da cui Varzi uscì con il massimo dei voti nel 1977), oltre che amico di lunga data, anche Lorenzo Borelli ha posto l’accento sull’importanza “di avere qualcuno che ci stimoli alla riflessione, perchè oggi stiamo vivendo un momento in cui i punti fermi sono entrati in crisi e occorre ragionare sui problemi e sulle loro soluzioni, che non devono mai essere scontate, nè ideologiche”.
E – a proposito di ragionamenti affatto scontati – accolto da una vera e propria “standing ovation”, il professor Varzi ha affrontato un tema che è uno dei grandi “quesiti” della filosofia: quello dell’identità nel cambiamento. “Quando torno a Galliate, come oggi, incontro la mia famiglia ma anche persone che magari non vedo da trent’anni. Siamo cambiati, eppure siamo sempre noi… Io sono sempre quello che faceva tutto il viale in bicicletta su una ruota sola… Ma come facciamo ad essere sempre noi, se siamo diversi? E’ un grandissimo mistero”. Citando la “Filastrocca dei mutamenti” di Bruno Tognolini, il neo galliatese dell’anno ha ricordato: “I punti fissi non sono nelle tradizioni, ma nell’identità nel cambiamento. Nella straordinaria capacità di essere chi siamo, anche se siamo cambiati”.
l. c.
GALLIATE – E’ un riconoscimento che non ha una cadenza prefissata, ma viene attribuito solo quando viene individuata una persona che ha le caratteristiche per meritarselo. E quest’anno l’assegnazione del “gramolino d’oro” della Pro loco al “Galliatese dell’anno” è coincisa proprio con le celebrazioni del 40°. A fregiarsene è il filosofo Achille Varzi, che ha portato il nome di Galliate fino alla Columbia University di New York. E che, “benchè ‘cittadino del mondo’, – come recita la motivazione – ha conservato profonde radici nella sua terra”. Una famiglia, quella di Varzi, fortemente legata alla storia della città e del ‘900, come ha ricordato Franco Tosca: dall’omonimo e grande pilota Achille all’aviatore Oliviero, al senatore Ercole, fondatore Della manifattura “Rossari e Varzi”. Ma perchè, in un periodo così “frettoloso” e arido di valori, premiare proprio un filosofo?
Lo ha spiegato egregiamente il viceprefetto Marco Baldino, intervenuto alla cerimonia: “Come ha dichiarato lo stesso Varzi in un’intervista che ho avuto modo di leggere, il filosofo è colui che sostituisce a ogni punto esclamativo un punto interrogativo. La filosofia è “pensiero al rallentatore”. E trovo sia molto coraggioso premiare una persona del genere, capace di farsi delle domande in un periodo in cui tutti sono convinti di avere la verità in tasca”.
Rappresentante del liceo scientifico “Antonelli” di Novara (da cui Varzi uscì con il massimo dei voti nel 1977), oltre che amico di lunga data, anche Lorenzo Borelli ha posto l’accento sull’importanza “di avere qualcuno che ci stimoli alla riflessione, perchè oggi stiamo vivendo un momento in cui i punti fermi sono entrati in crisi e occorre ragionare sui problemi e sulle loro soluzioni, che non devono mai essere scontate, nè ideologiche”.
E – a proposito di ragionamenti affatto scontati – accolto da una vera e propria “standing ovation”, il professor Varzi ha affrontato un tema che è uno dei grandi “quesiti” della filosofia: quello dell’identità nel cambiamento. “Quando torno a Galliate, come oggi, incontro la mia famiglia ma anche persone che magari non vedo da trent’anni. Siamo cambiati, eppure siamo sempre noi… Io sono sempre quello che faceva tutto il viale in bicicletta su una ruota sola… Ma come facciamo ad essere sempre noi, se siamo diversi? E’ un grandissimo mistero”. Citando la “Filastrocca dei mutamenti” di Bruno Tognolini, il neo galliatese dell’anno ha ricordato: “I punti fissi non sono nelle tradizioni, ma nell’identità nel cambiamento. Nella straordinaria capacità di essere chi siamo, anche se siamo cambiati”.
l. c.