Processo

Chiesto l’ergastolo per Stefano Garini: “Uccise la madre e ne occultò il corpo”

In Corte d’Assise il pm ha chiesto la pena massima per il 62enne milanese: le ossa della donna furono ritrovate nel 2022 lungo il Ticino a San Martino di Trecate

Chiesto l’ergastolo per Stefano Garini: “Uccise la madre e ne occultò il corpo”

Ergastolo. Questa è la pena chiesta del pubblico ministero Paolo Verri, lunedì in Corte d’Assise a Novara, all’udienza del processo che vede imputato Stefano Emilio Garini il 62enne di Milano accusato di aver ucciso la madre Liliana Anagni, 89 anni, le cui ossa erano state ritrovate nell’ottobre del 2022 in riva al Ticino a San Martino di Trecate.

Lo ha raccontato Massimo Delzoppo sul Corriere di Novara di giovedì 27 novembre

Chiesto l’ergastolo per Stefano Garini

Garini, agente immobiliare è attualmente detenuto nel carcere di Ivrea. I reati per cui è a processo sono: omicidio premeditato e aggravato dal vincolo familiare, distruzione di cadavere, truffa, autoriciclaggio, falso in atto pubblico.

Un processo dove hanno avuto grande risalto le intercettazioni telefoniche, compresi i messaggi WhatsApp. Colloqui telefonaci con familiari, amici e l’ex compagna, che per l’accusa fanno emergere un quadro che rendono la ricostruzione degli avvenimenti fatta da Garini in aula non credibile.

Per Garini la madre era morta per cause naturali durante la passeggiata serale nei boschi. Po la paura che lo aveva spinto a fuggire, abbandonando il corpo. Attendibilità che nella precedente udienza, durante la deposizione di Garini, erano state evidenziate dalle tante contraddizioni in cui era caduto l’imputato.

Il movente sarebbe stato quello di recuperare il rapporto con l’ex, che si era incrinato perché la donna non sopportava la madre di Garini.

I difensori, gli avvocati Claudio Strata e Natalie Ronca, hanno controbattuto evidenziando che il loro assistito non aveva motivo di uccidere la madre. La donna era l’intestataria del contratto nella casa in cui la famiglia abitava.

Le ossa di Liliana Anagni erano state rinvenute da un uomo che era alla ricerca di funghi, il 10 ottobre 2022 in località Bosco Marino, nell’area del Parco del Ticino, poco distante dal ponte sul fiume che collega il Piemonte alla Lombardia.

Ossa analizzate dai tecnici del Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano) che hanno eseguito le verifiche medico legali sui reperti ossei umani (delle vertebre, un frammento di mandibola, il femore. Il cranio non è mai stato ritrovato).

La svolta della vicenda, infatti, era venuta dal rinvenimento di una protesi in perfetto stato di conservazione, fissata tra le vertebre L3 eL4 della colonna vertebrale ritrovata, su cui erano ben evidenti sia il marchio di fabbrica sia il numero di matricola, che avevano permesso di identificare la vittima.

Secondo i rilevamenti il corpo della donna è stato abbandonato proprio nella zona del ritrovamento. Non sarebbe stato trascinato, non essendone state trovate tracce in altre parti dell’area esaminata, estesa circa 2.700 metri quadrati.

Nel corso dei rilievi era stato scandagliato anche il vicino corso d’acqua. Il corpo non sarebbe stato sepolto ma solo parzialmente coperto. I resti sono stati preda degli animali selvatici, che ne hanno fatto scempio.

Secondo quanto ricostruito durante le indagini, la sera del 18 maggio 2022, fino alle 20 Liliana Agnani era viva. Poi era stata portata in sedia rotelle a fare una passeggiata nei boschi, in un luogo impervio nella zona Sorgente delle Tre Fontane. Da qual momento nessuno l’aveva più vista.