Verso il reinserimento

Concluso “Sprigionare i pensieri”: la Fondazione Capurro dona due pc al carcere di Novara

Il progetto ha coinvolto sette detenuti in un percorso di scrittura, riflessione e formazione digitale

Concluso “Sprigionare i pensieri”: la Fondazione Capurro dona due pc al carcere di Novara

Si è concluso con la donazione di due computer portatili alla Casa circondariale di Novara il progetto “Sprigionare i pensieri”, promosso dalla Fondazione “Franca Capurro per Novara” tra novembre 2024 e marzo 2025.

Concluso “Sprigionare i pensieri” nel carcere di Novara

Un’iniziativa nata per rafforzare le competenze digitali dei detenuti e accompagnarli in un percorso di riflessione e rielaborazione personale attraverso il lavoro di gruppo e la scrittura.

Il progetto ha coinvolto sette detenuti, impegnati in un cammino di ricostruzione della propria identità e di ripensamento della propria progettualità di vita.

Durante la presentazione del lavoro svolto, nella sede di Cnvv, il presidente Carlo Robiglio ha ricordato la figura di Franca Capurro, imprenditrice edile scomparsa prematuramente nel 2005 e alla quale è intitolata la Fondazione: «Una donna capace, determinata, profondamente attenta alle persone, che credeva nella formazione e nella possibilità per ciascuno di costruirsi un futuro migliore».
Robiglio ha sottolineato come questo progetto dia voce «a chi spesso non ne ha», permettendo ai detenuti di riflettere, esprimersi e ritrovare un senso di sé. «Il tema del carcere è difficile ma profondamente umano: riguarda la dignità della persona e la possibilità del cambiamento».

Il presidente della Fondazione, Filippo Arrigoni, secondogenito dell’imprenditrice, ha ricordato anche altri due progetti storici dell’ente: quello sull’elaborazione del lutto per i familiari di ex pazienti oncologici e “La cura di chi cura”, rivolto agli operatori del reparto di medicina dell’Ospedale di Novara, grazie al quale «è stato ridotto significativamente il turnover del personale».

Riguardo a “Sprigionare i pensieri”, Arrigoni ha spiegato che l’obiettivo era comprendere meglio la vita all’interno del carcere e aiutare le persone detenute «a non ricadere negli errori che le hanno portate lì».

Tra gli interventi anche quello di Mariella Enoc, manager della sanità e socia fondatrice della Fondazione, che ha ricordato la forte amicizia con Franca Capurro e il loro impegno comune sul valore della persona. Ripercorrendo la sua esperienza come presidente dell’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, Enoc ha richiamato l’importanza dei progetti in carcere, come quello avviato a Rebibbia, ribadendo che «come il malato non è la malattia, il detenuto non è il reato». Ha annunciato inoltre l’intenzione di tornare a partecipare attivamente alle attività della Fondazione.

A chiudere gli interventi, la direttrice della Casa circondariale di Novara, Annamaria Dello Preite, che ha evidenziato l’importanza del percorso svolto: «Perché il reinserimento sia effettivo e concreto, bisogna passare da fasi che permettono ai detenuti di riscoprire se stessi e le proprie capacità». Ricostruire la capacità di elaborare la sofferenza e superare i pregiudizi sul carcere – ha aggiunto – è un passaggio essenziale per un ritorno reale nella società.