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Novara si tinge di lilla con il progetto “The Image Dilemma”

Progetto di sensibilizzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) realizzato da Animenta

Novara si tinge di lilla con il progetto “The Image Dilemma”
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Fondazione De Agostini e Fondazione Comunità Novarese portano l’iniziativa all’interno dell’Istituto Ravizza di Novara.

"The Image Dilemma"

Novara si tinge di lilla attraverso “The Image Dilemma”, un progetto di sensibilizzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) realizzato da Animenta, associazione non profit che dal 2021 si occupa di DCA, che grazie al supporto di Fondazione De Agostini e Fondazione Comunità Novarese arriva nell’Istituto Professionale di Stato Giuseppe Ravizza di Novara.

Questa mattina presso la sede dell’Istituto Professionale si è svolto l’evento conclusivo del progetto, dal titolo “Let’s talk together”, che ha coinvolto circa 140 ragazze e ragazzi del biennio e ha visto la partecipazione di Valeria Vedovatti, content creator conosciuta per il suo ruolo sui social media e per essere guarita da un DCA.
L’evento rappresenta il momento conclusivo di un percorso di cinque incontri di due ore ciascuno che, da novembre a febbraio, due classi dell’Istituto Ravizza hanno intrapreso con il coordinamento e la supervisione di Laura Montanari, Vicepresidentessa di Animenta e psicologa clinica, e condotto in presenza da Chiara Mistretta, associata di Animenta e dott.ssa in Scienze Psicosociali della Comunicazione, sul tema dei DCA e tematiche correlate quali l’insoddisfazione corporea, il ruolo dei social media nella percezione di sé e l’impatto di tutto questo sulla salute mentale.

I Disturbi della Nutrizione e Alimentazione (DNA), comunemente noti come Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), sono patologie multifattoriali complesse che in Italia riguardano circa 3.600.000 persone. La maggior parte sono adolescenti, prevalentemente di genere femminile ed è in aumento l’insorgenza anche nel genere maschile. In tal senso diventa dunque fondamentale investire sulla prevenzione: l’intercettazione precoce della malattia determina nei fatti una prognosi migliore nelle persone che la affrontano ed è in forza di ciò che le Fondazioni hanno deciso di sostenere il progetto “The Image Dilemma”, portato avanti da Animenta.

Fondazione De Agostini e Fondazione Comunità Novarese hanno voluto portare nella città di Novara questo progetto di sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizione e Alimentazione perché si tratta di una tematica particolarmente sentita dai ragazzi e dalle ragazze in età adolescenziale, e perché il progetto di Animenta rappresenta una proposta concreta che coinvolge le scuole, gli studenti e i loro genitori per attivare strumenti di riconoscimento tempestivo di queste malattie e incentivare la creazione di una rete di ascolto, aiuto e supporto ai giovani.

Un ringraziamento particolare alla Dirigente scolastica Prof.ssa Fulvia Carbonera per avere ospitato questa prima iniziativa sul territorio novarese e avere dato l’opportunità ai ragazzi di confrontarsi su questi temi in ambito scolastico.

A conclusione dell’incontro di oggi, l’attenzione sarà catalizzata su famiglie e docenti che verranno informati su campanelli d’allarme, fattori di rischio, professionisti di riferimento e risorse territoriali per accrescere gli strumenti di riconoscimento tempestivo di queste malattie. In questo senso, i progetti di Animenta agiscono in un’ottica sistemica, coinvolgendo destinatari diretti ed indiretti.

“Abbiamo supportato Animenta e il progetto “The Image Dilemma” perché la nostra Fondazione è attenta al benessere dei giovani e in costante ascolto dei loro bisogni e difficoltà. Durante l’adolescenza i modelli estetici imposti dai social media giocano un ruolo cruciale nello sviluppo dell’identità e nell’accettazione del proprio cambiamento fisico, fino anche a portare a disturbi del comportamento alimentare. La scuola ha un ruolo fondamentale nell’intercettare questo disagio e nell’affrontarlo attraverso l’informazione e la prevenzione. Ringrazio Animenta per la competenza con cui ha condotto gli incontri e Fondazione Comunità Novarese per avere condiviso con noi l’urgenza di affrontare questa tematica”, dichiara Marcella Drago, Segretario Generale di Fondazione De Agostini.

“Siamo fermamente convinti – commenta Gianluca Vacchini, Direttore Generale di Fondazione Comunità Novarese – del valore del progetto “Let’s talk together” che nasce per creare momenti di ascolto, confronto e accoglienza per chi, durante una fase già complessa come l’adolescenza, si trova ad affrontare un disturbo del comportamento alimentare. Siamo consapevoli sia del numero di casi in aumento sul nostro territorio, sia dell’età che tende sempre più ad abbassarsi quindi riteniamo fondamentale l’avvio, nelle scuole, di un percorso come questo. Il progetto nasce per agganciare i giovani e le giovani che fanno fatica ad affrontare apertamente questo tema e utilizza, per questo, metodi e strumenti che si pongono vicini al loro linguaggio, nella speranza che ciò apra un dialogo utile ed efficace. Siamo consapevoli che i casi più gravi abbiano necessità di altri tipi di interventi ma qui si vogliono gettare le basi per costruire uno spazio comune di comunicazione e raffronto, con la speranza che l’esperienza del “Ravizza” sia solo la prima e che altri istituti vogliano cogliere questa opportunità”.

“Da quattro anni Animenta si occupa di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole e ogni anno abbiamo la conferma dell’importanza di dedicare spazio e tempo a queste iniziative per intercettare precocemente il disagio giovanile, nonché della rilevanza di un approccio dinamico, interattivo e creativo nella promozione della salute psicofisica delle persone, siano esse i giovanissimi o gli adulti di riferimento, quali famiglie e personale docente. Ringraziamo le Fondazioni per la volontà di creare questa sinergia e l’Istituto per l’accoglienza e l’impegno dimostrati nel portare avanti questo progetto”, dichiara Laura Montanari, Vicepresidentessa di Animenta e psicologa clinica.
“Lavorare con gli adolescenti è un’esperienza profondamente arricchente. Ogni volta che entro in aula, la mia speranza è quella di lasciare in loro un piccolo segno, qualcosa che possa accompagnarli nel loro percorso di crescita. E ogni volta mi rendo conto che questo scambio non è mai unilaterale. Anche io imparo da loro: dalla loro curiosità, dalle loro domande e dalla loro capacità di mettersi in gioco con autenticità. Grazie a questo progetto, ho avuto l’opportunità di seguire due classi all'interno di un percorso di 5 incontri, osservando la loro evoluzione e il modo in cui, insieme, abbiamo costruito qualcosa di bello”, commenta Chiara Mistretta, associata di Animenta e conduttrice del progetto.

“Per la scuola si è trattata di una nuova collaborazione rispetto a un progetto di sensibilizzazione e prevenzione dei disturbi alimentari, rivolto ai nostri allievi che si trovano in una fascia d’età estremamente delicata, soggetta a un continuo bombardamento di immagini provenienti dalla frequentazione dei social media. In età evolutiva, ciò può produrre gravi distorsioni nella percezione di sé. Il progetto si inserisce, quindi, in un percorso di Educazione alla Salute e a corretti stili di vita, in coerenza con le linee caldeggiate dallo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito in appoggio al Ministero alla Salute. Inoltre, soprattutto per la classe del Socio Sanitario, destinataria del progetto, e per le seconde dell’indirizzo Enogastronomico, coinvolte nella giornata di oggi, il tema rientra nei percorsi didattici, perché si intreccia con le mete di apprendimento disciplinari, e converge nell'azione formativa utile alla costruzione del profilo educativo e professionale degli allievi”, dichiara Fulvia Carbonera, Dirigente Scolastica dell’Istituto Professionale di Stato G. Ravizza.

“Le due classi coinvolte, la 2A SS e la 2A SC, rispettivamente dell’indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale e Servizi Commerciali, hanno seguito con interesse la serie di incontri tenuti dagli esperti di Animenta. Si sono sentiti ascoltati e liberi di fare domande, facendo emergere il loro bisogno di confrontarsi tra pari e adulti. La visione di cortometraggi ha funzionato da esperienza generatrice e attivatore di un percorso di conoscenza rispetto al tema dei disturbi del comportamento alimentare, mentre l’attività laboratoriale, improntata alla creazione di un opuscolo informativa cartaceo o digitale, ha reso la partecipazione attiva e focalizzata”, aggiunge Silvia Pitoni, docente di Discipline Sanitarie.

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