«Siamo delusi, inutile nasconderlo. Una sentenza che ha confermato le richieste del pubblico ministero». È il commento dell’avvocato Stefano Allegra alla condanna a 20 anni di reclusione per Mohamed Atman, 36 anni, ritenuto responsabile dell’omicidio di Kamal Kharbouch, il 21enne di nazionalità marocchina trovato agonizzante a Novara, nei pressi della rotonda tra via Pietro Micca e via Gnifetti, nella notte del 28 agosto dello scorso anno, dopo essere stato colpito al torace da un’arma da fuoco.
Omicidio di via Gnifetti: condanna a 20 anni
Atman, anche lui di nazionalità marocchina, conosciuto con il soprannome di “Minur”, era difeso dagli avvocati Stefano e Rachele Allegra e aveva scelto il rito abbreviato. A giudizio con lui c’era Zouhair El Rharbi, 28 anni, condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione e mille euro di multa. Accusato di complicità e difeso dall’avvocato Michele Celere Spaziante, El Rharbi aveva ricevuto una richiesta di condanna a 14 anni e 9 mesi da parte del pm Alessia Careri. Il giudice ha concesso le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Il difensore aveva invece chiesto l’assoluzione.
«Attendiamo di leggere le motivazioni, poi valuteremo l’eventuale appello – ha aggiunto l’avvocato Allegra –. A luglio era stata esclusa la premeditazione e avevamo puntato all’assoluzione per legittima difesa. Il mio cliente, con dichiarazione spontanea prima della camera di consiglio, ha ribadito che aveva sparato solo per difendersi da un’aggressione, di tre persone armate di coltello».
Sempre a luglio era stato deciso il non doversi procedere nei confronti di Aymane Lakdime, 23 anni, difeso dall’avvocato Antonella Lobino, per mancata conoscenza del procedimento, essendo irreperibile. La sua ricerca proseguirà con scadenza.
L’arresto di Atman era avvenuto pochi giorni dopo i fatti, in questura, dove il 36enne si era recato in quanto sottoposto all’obbligo di firma, misura seguita a un fermo per resistenza a pubblico ufficiale avvenuto la settimana precedente. In quell’occasione l’uomo, senza patente, era fuggito in automobile a un controllo. Dopo l’aggressione di via Gnifetti aveva saltato per un giorno la firma, giustificandosi successivamente, ed era poi tornato in questura, dove era stato fermato perché destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica con il pubblico ministero Alessia Careri e avviate dalla Squadra Mobile, si erano indirizzate verso il mondo dello spaccio di stupefacenti. Il 21enne, trovato privo di documenti, era stato identificato attraverso le impronte digitali.
Attorno all’1.30 della notte dell’omicidio, una telefonata al 112 aveva segnalato una persona colpita da un’arma da fuoco nei pressi della rotonda di via Gnifetti. La Volante intervenuta aveva trovato il giovane riverso a terra, privo di conoscenza e con sangue alla bocca. Gli agenti avevano provato a rianimarlo, senza riuscirci. Il 118 lo aveva quindi trasportato all’ospedale Maggiore, dove era deceduto poco dopo.
L’autopsia aveva confermato che un proiettile di piccolo calibro aveva colpito l’aorta, provocando un’emorragia interna mortale. Non era stato trovato il foro di uscita e sulla scena dell’aggressione non erano stati rinvenuti bossoli.
Nel primo sopralluogo della Polizia Scientifica, insieme a Volante e Squadra Mobile, erano stati trovati tre coltelli da cucina e una katana. Dall’analisi delle immagini della videosorveglianza era emerso che, intorno all’1.20, cinque persone, tra cui la vittima, erano arrivate a piedi. Successivamente due uomini erano fuggiti inseguiti da altri tre, tra cui Kharbouch, che poco dopo si era accasciato al suolo.
Gli elementi raccolti, insieme alle dichiarazioni dei testimoni e all’analisi del telefono in uso alla vittima, avevano consentito agli investigatori di risalire all’identità di quattro persone, tra cui tre testimoni e Atman. I testimoni sentiti dalla Squadra Mobile lo avevano indicato come autore dell’omicidio. In particolare, uno di loro aveva riferito di essersi avvicinato alla vittima negli ultimi momenti e che il 21enne aveva raccontato di essere stato colpito da “Minur”, il soprannome utilizzato da Atman.
La sentenza di condanna è arrivata martedì 22 settembre, a conclusione del procedimento con rito abbreviato.