Polizia di Stato

Materiale pedopornografico diffuso su Messenger: arrestato un uomo e sequestrati 15mila file

Un’indagine avviata dalla Sezione operativa per la Sicurezza Cibernetica di Novara: i primi accertamenti avevano ricondotto all’account di un pensionato, risultato poi completamente estraneo ai fatti; l'indagato aveva infatti sottratto 200 account

Materiale pedopornografico diffuso su Messenger: arrestato un uomo e sequestrati 15mila file

La Polizia di Stato ha dato esecuzione alla misura della custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano, nei confronti di un cittadino italiano residente nella provincia di Pavia.

Materiale pedopornografico diffuso su Messenger, arrestato un uomo

L’attività era stata avviata dalla Sezione operativa per la Sicurezza Cibernetica di Novara durante lo scorso anno, a seguito di una segnalazione del NCMEC (National Center for Missing Exploited Children) relativa alla diffusione di materiale pedopornografico avvenuta tramite l’applicazione di messaggistica Messenger.

I primi accertamenti avevano ricondotto all’account di un pensionato, risultato successivamente completamente estraneo ai fatti in quanto il suo profilo social era stato hackerato.

I successivi approfondimenti sulle tracce informatiche dei file pedopornografici diffusi hanno consentito di risalire all’identità dell’arrestato.

Nel corso della prima perquisizione, effettuata nel febbraio 2025, sono stati sequestrati numerosi dispositivi informatici nella disponibilità dell’indagato. Gli accertamenti tecnici e le successive analisi forensi hanno consentito di individuare circa 15.000 file, tra foto e video, di materiale pedopornografico, alcuni dei quali particolarmente violenti.

Le analisi hanno permesso, altresì, di accertare l’accesso abusivo all’account Messenger del pensionato, dal quale è scaturita la diffusione dei contenuti pedopornografici e la successiva segnalazione di NCMEC, nonché di appurare l’accesso abusivo e l’abituale utilizzo di altri account Messenger, appartenenti a terze persone ignare.

L’indagato è stato infatti trovato in possesso di un elenco di credenziali appartenenti a circa 200 account, sottratti illecitamente.

Alla luce degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Milano, successivamente interessata per competenza territoriale, ha richiesto al GIP l’emissione della misura cautelare della custodia in carcere, unitamente all’esecuzione di una nuova perquisizione locale, personale e informatica.

Nel corso dell’attività sono stati sequestrati ulteriori 5 dispositivi informatici, che saranno sottoposti ad ulteriori accertamenti forensi.

L’indagato è stato quindi condotto presso il carcere di Biella e sottoposto all’interrogatorio di garanzia.